«TALK THAT TALK - Rihanna» la recensione di Rockol

Rihanna - TALK THAT TALK - la recensione

Recensione del 18 nov 2011 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

Ancora Rihanna. Ha 23 anni e pubblica ora il suo sesto album in sette anni. Cosa avrà da dire di nuovo, quali grandi esperienze avrà vissuto dall'ultimo "Loud" (novembre 2010) a questo nuovo "Talk that talk" (novembre 2011)? Uscire con un nuovo disco a distanza di un anno significa una cosa sola, e cioé essere entrati in studio pochi giorni dopo la pubblicazione di "Loud". Cosa può raccontarci una interprete che solo molto marginalmente mette mano alle canzoni che canta, preferendo ricevere pezzi belli e fatti e che le scrivono altri? Ancora Rihanna.
Che palle. E per di più stavolta si è trascinata dietro una caterva di produttori che metà basta: Alex da Kid, Bangladesh, Chase & Status, Da Internz, Ester Dean, Calvin Harris, Dr. Luke, Hit-Boy, Priscilla Renea, No I.D., StarGate, Rob Swire, The-Dream. Insomma c'è da insospettirsi.
C'è da pensare ad un Loud 2, la vendetta. Ad un disco-papocchio, fatto solo per ballare e perdersi nei paradisi artificiali delle discoteche. Ad un album frullatore, con dentro un po' di tutto per non scontentare nessuno.
E invece, sorpresa.
Pur contenendo vari elementi, e non seguendo una linea precisa, "Talk that talk", per il quale su Facebook è stata creata la campagna "Rihanna: UNLOCKED", non è la fotocopia di "Loud", non èil termovalorizzatore-monnezzaio in cui gettare canzoni alla rinfusa, non è lo scipito minestrone che magari ci si poteva attendere da una ragazza che non ha ancora 24 anni e ha già pubblicato l'iradiddio di album.
"Talk that talk", anticipato da "We found love" con Calvin Harris e da poco da "You da one", è un album che, seppur tra qualche scivolone e testi a volte inutilmente spinti, ha una sua dignità ed è stato confezionato molto bene. Non aggiunge granché al corpus del lavoro dell'autrice e continuerà a predicare ai soli già convertiti, ma nel suo genere funziona alla grande. Si rimane abbastanza stupiti da "You da one", pezzo tipicamente rihannoso, ritmato e scandito, un quasi-lento. "Where have you been" è brano apparentemente truzzo, in mezzo stile eurodisco, ma in realtà anche piuttosto atmosferico. "Talk that talk", con l'ingombrante presenza di Jay-Z (suo "vecchio" mentore), si muove tra hip-hop, R&B e pop e già si pone perfettamente come colonna sonora di una coreografia di danza. Incalzante, una buona canzone convincente. E cosa combina Rihanna se si dà alla sperimentazione? Combina "Cockiness (Love it)", composizione stranissima, scarna, bel beat, con strumenti al minimo. Un feel tribale per serate urban. Il testo? Da far arrossire una navigata pornostar: “Suck my cockiness/ Lick my persuasion/I love it, I love it, I love it when you eat it/Enter my diamond matrix/ Devour my golden glower". Con "Birthday cake" siamo quasi nel campo dell'ultimo album di Britney Spears (per fortuna solo brevemente). Da un mare di synth emergono invocazioni cittadine. Testo "forte" anche qui ("I wanna fuck you right now" e compagnia bella), come del resto in altri brani. "We all want love" mette in piazza una buona melodia e si rivela come una canzone di trasporto ("We all want the same thing, everybody wants something, we all want love", canta R). "Drunk on love": "I feel like I'm a hopeless romantic", attacca R. Come "We all want love" è una composizione di trasporto (sample dei britannici xx), capace di suscitare emozioni. E quando arriva "Roc me out" quasi si pensa evvai, questa è proprio da ballare. In un disco teoricamente tutto da ballare ma che tale si rivela solo fino a un certo punto, incredibilmente si iniziava quasi a sentire la mancanza di un brano dance bello tosto. Si va verso la fine con "Watch n' learn", una Rihanna quasi "sperimentale" come in "Cockiness", brano mitragliato, quasi impossibile da ballare, difficile da cantare, praticamente fastidioso. "Farewell", e l'addio suona proprio come un commiato. Testo che ricorda Adele, composizione aperta, ballata d'ampio respiro alla Beyoncé, un bel modo per chiudere.
Poteva essere un disastro, o anche solo la solita pappa. E invece la nave va.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.