«IO TRA DI NOI - Dente» la recensione di Rockol

Dente - IO TRA DI NOI - la recensione

Recensione del 04 nov 2011

La recensione

A leggere in giro, lo aspettavano tutti. Dente cavalca l'onda della scena musicale - o si lascia trasportare, dipende, dopo averlo conosciuto per la video intervista di Rockol mi ha dato l'idea di essere sì consapevole dell'attenzione che i media gli riservano, ma anche naif al punto da non darci troppa importanza - da ormai cinque anni, e con questo "Io tra di noi" sembrerebbe segnare un puntino nella discografia indipendente. Sinceramente non mi sono mai arrovellata nell'attesa di un suo nuovo album: "Anice in bocca" uscito nel 2006 mi era un po' sfuggito, mi aveva invece felicemente stupita il primo disco, "Non c'è due senza te", che mi ricordava molto l'Equipe 84, riportandomi sempre più spesso in mente la figura di Maurizio Vandelli. Avevo anche trovato una giusta attenzione nei testi senza troppo prendersi sul serio e il titolo mi divertiva. Poi? Poi niente, a quel disco è successo un Ep e un nuovo album, "L'amore non è bello" del 2009, che però non mi ha convinta molto. La prima volta che Dente mi è piaciuto per davvero è stato con il brano "Beato me" inserito nella compilation a cura di Manuel Agnelli "Il Paese è reale". Ricordo di aver ascoltato il disco distrattamente, ma di essermi soffermata sul brano di Dente: "Che pezzo favoloso! Ma di chi è?", e lì la dolce scoperta.
"Io tra di noi" si insinua lentamente tra gli ascolti quotidiani: sembra che arrivi in punta di piedi, poco pretenzioso con le sue dodici canzoncine. Poi invece ci si accorge che di canzoncine non si tratta e allora si supera anche - per chi come me se lo trova davanti - l'ostacolo del gioco di parole sempre e comunque, come fosse una caratteristica. A Dente durante l'intervista l'ho domandato: "Perché intitoli spesso le canzoni con dei giochi di parole? Okay che a volte sono simpatici, ma altre sembrano messi lì a caso…". "Non c'è niente messo lì a caso", mi ha risposto lui. E c'ha ragione, anche se è difficile pensare il contrario con canzoni come "Giudizio universatile" (dal ritmo incalzante e immediato, con un ritornello super pop) e "Settimana enigmatica", uno dei brani meglio riusciti del disco insieme a "Sa Varese a quel paese", bel testo cucito a sonorità retrò.
Dente può piacere o meno, attirare o allontanare (riesce a fare entrambe le cose in "Puntino sulla i", ascoltare per credere), ma certo è che questo è il suo modo di scrivere, così come gli viene, così perché gli viene. Di lui si dice che sia il nuovo Lucio Battisti, ma forse un po' a sproposito: le uniche canzoni in cui appare il fantasma del cantautore, sono "Saldati" che ricorda vagamente "Innocenti evasioni", e "Pensiero associativo" che inizialmente fa pensare a "Una donna per amico". In ogni caso le canzoni singolarmente hanno un potenziale minore rispetto alla totalità del disco; può essere che si arrivi alla fine dell'intero album (dove ci attende la piacevole "Rette parallele" con una notevole e ben riuscita coda caraibica) senza ancora aver chiaro cosa Dente voglia dire, intendere e volere. Oppure può essere che si arrivi alla dodicesima canzone convinti che quello che si ha tra le mani è uno dei migliori dischi del 2011. A voi il giudizio finale (ligure, come direbbe Dente).

(Daniela Calvi)

Tracklist:
"Due volte niente"
"Piccolo destino ridicolo"
"Saldati"
"Casa tua"
"Cuore di pietra"
"Giudizio universatile"
"Da varese a quel paese"
"Io sì"
"Puntino sulla i"
"La settimana enigmatica"
"Pensiero associativo"
"Rette parallele"

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