«PINT OF BLOOD - Jolie Holland» la recensione di Rockol

Jolie Holland - PINT OF BLOOD - la recensione

Recensione del 04 lug 2011

La recensione

Dopo aver raccolto gli elogi di colleghi illustri come Tom Waits, Jolie Holland pubblica il suo quarto album di inediti per l’etichetta Anti-Records. “Pint of blood” non mostra un sound diverso dal passato, ma sicuramente più intenso e malinconico: è un album molto intimo in cui la cantautrice texana ha fatto una profonda autoanalisi prima di registrate queste dieci canzoni nel suo studio casalingo insieme al co-produttore Shahzad Ismaily (collaboratore di Lou Reed e Tom Waits).
Con l’ausilio di pochi strumenti, perlopiù acustici, la Holland ha dato sfogo alla propria sensibilità e al proprio istinto per mostrare tutto il suo talento di storyteller.: “Non posso credere che tu mi abbia trattato come tutte le altre/ Tutte quelle dolci ragazze che tornano a casa a piangere”, canta con la sua profonda voce che sembra incupirsi ancora di più nel raccontare una storia così autobiografica di “All those girls”.
“Remember” porta alla memoria un amore storico dell’artista statunitense, i Velvet Underground, con quella batteria secca e incessante che sembra percossa da Moe Tucker in cui si torna a parlare di un amore difficile: “Se non mi prendi quando cado per te, verrò a ricordati come si vola”.
Se “Tender mirror” ci mostra ancora una volta il lato più intimo di Jolie con una ballad polverosa, “Gold and yellow” mette in bella mostra delle chitarre rock che donano elettricità al brano e spostano l’atmosfera del disco verso un’ambientazione più giocosa dove troviamo la ballad “Wreckage”, la divertente “Little birds” (brano proveniente dall’archivio della sua band , i The Be Good Tanyas).
Con “The devil’s sake” e “Honey girl” torniamo nel west più crudo dove la voce ambrata della Holland trova terreno fertile per uno delle sue interpretazioni migliori, mentre la conclusiva “Rex’s blues”, cover del brano di Townes Van Zandt, eseguita per voce, piano e violino ci mostra tutto il talento di questa cantautrice capace di dar spazio alla propria originalità anche usando e abusando di sonorità e riferimenti certamente non nuove.
“Pint of blood” è un disco intenso e malinconico che ha bisogno di diversi ascolti per cogliere le innumerevoli sfumature disegnate dalla Holland.

(Giuseppe Fabris)
“All those girls
“Remember”Tender mirror”
“Gold and yellow”
“June”
“Wreckage”
“Little birds”
“The devil's sake”
“Honey Girl”
“Rex's Blues”
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