«DARK DEAR HEART - Holly Cole» la recensione di Rockol

Holly Cole - DARK DEAR HEART - la recensione

Recensione del 08 apr 1998

La recensione

Holly Cole aveva pubblicato, nel 1995, uno splendido album di cover di Tom Waits in cui aveva rivestito di grazia tutta femminile, con un tocco di jazz da club, le stoffe ruvide ed eccelse dello sghembo Waits. In alcuni momenti si era caduti forse nel lezioso ("Soldiers things" e "Jersey Girl"), ma in altri il risultato era stupefacente ("Take me home", "I want you" e "The briar and the rose"). Con questo nuovo album la Cole, essendo principalmente un interprete, non si distacca dalla formula delle cover, inserendo però anche dei suggestivi brani originali. Merito di Mary Margaret O’Hara, compositrice canadese anch’essa, che firma la title-track e "Brighter lonely day", e di Aaron Davis e David Pilch, rispettivamente pianoforte e basso del suo trio acustico, che lavorano alla composizione di "Make it go away", "Timuktu" e "World seems to come and go". Ma "Dark dear heart" è soprattutto un album di cover, a cominciare dalla splendida e beatlesiana "I’ve just seen a face". "You want more" è addirittura un brano di Sheryl Crow da lei mai inciso, mentre "River" impegna la Cole sul territorio prediletto da Klein, quello delle canzoni di Joni Mithcell. Due dei momenti migliori dell’abom arrivano poi alla fine del disco, con la cover di "I told him that my dog wouldn’t run" e "All the pretty little horses". In conclusione un album dark e raffinato, più vicino a Rickie Lee Jones che a Joni Mitchell.

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