«BLUNT FORCE TRAUMA - Cavalera Conspiracy» la recensione di Rockol

Cavalera Conspiracy - BLUNT FORCE TRAUMA - la recensione

Recensione del 11 apr 2011 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Se ai tempi d'oro del thrash metal ci fosse stata una gerarchia ecclesiastica, i Sepultura sarebbero stati cardinali potenti, rispettati e temuti. Appena un gradino sotto al quadriumvirato papale dei Big Four, ma altrettanto influenti, oltre che più giovani e animati dalla rabbia che solo i metal kid brasiliani potevano vantare, nel bene e nel male. Uso il passato perché, dall'abbandono di Max Cavalera nel 1996, il profilo del gruppo è tragicamente crollato, tanto che ormai non si discute più dei dischi che il gruppo sforna, ma della possibilità (remotissima, se non fantasiosa) di reunion della formazione originale, coi fratellini Max e Igor spalla a spalla. Ed è proprio qui che i Cavalera Conspiracy entrano in gioco, visto che sono il progetto collaterale che i due Cavalera hanno messo in piedi qualche anno fa, per ritrovare il piacere di suonare assieme senza dover per forza passare per i Sepultura; tanto che Igor ha chiaramente detto, poche settimane orsono: "Max ed io che stiamo suonando assieme nei Cavalera Conspiracy è la reunion. Visto che nei Sepultura si sono avvicendati moltissimi membri - a parte noi - credo che la reunion sia proprio questa. Non vedo il motivo di coinvolgere altre persone. Sono più che felice di quello che ho ora, quindi non ho bisogno di nessun tipo di reunion". Amen cardinale, fiat voluntas Dei.
Certo, poi come diceva mia nonna "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare", per cui sia ben chiaro che "Blunt force trauma" non è quel disco dei Sepultura rinati che in molti stanno aspettando da anni. Siamo di fronte a un buon lavoro di thrash-core con anima groove, però: questo è innegabile. Undici brani brevi, segnati da un'urgenza quasi punk hardcore (in media la durata è sotto i tre minuti), costruiti su riff semplici e diretti da manuale del thrasher provetto; roba forte che dal vivo scatenerà di sicuro macelli e ammucchiate poganti sotto ai palchi, anche se - probabilmente - non entrerà nella storia del metal.
Di fronte al duo Cavalera è piuttosto difficile mantenere un'equilibrata oggettività, per cui i primi segnali che giungono da critica e fan sono gravemente discordanti, quasi ai limiti del ridicolo: c'è chi maledice quest'uscita tacciandola di banalità e insulsaggine, così come altri la salutano con gusto e piacere. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Chi è insoddisfatto fa parte della schiera dei delusi, quelli che non riescono a farsi una ragione della separazione dei Sepultura originali; chi ne è entusiasta appartiene alle nuovissime leve e non ha vissuto l'età dell'oro della band brasiliana (o, semplicemente, è di bocca buona). Tra questi due estremi troviamo la chiave di lettura che consiste nel pensare ai Cavalera Conspiracy come a un progetto, una sorta di divertissement con cui Max e Igor provano a rivangare lo spirito del thrash che fu, al netto dei loro impegni principali - che sono rispettivamente i Soulfly e i Sepultura. Il tutto senza pretese o aspirazioni particolari, contrariamente alle pesanti aspettative che, fin dal primo lavoro, investono la band.
In quest'ottica è decisamente pi semplice lasciarsi prendere dalla furia mulinante dei riff un po' anni Ottanta, dai tempi serrati (a tratti slayeriani), dal piglio quasi death di alcune frazioni... perché la classe di questi due ex ragazzi del metal è pur sempre immensa. Chi cerca nuove emozioni si rivolga altrove, così come chi vorrebbe poter disporre di una macchina del tempo. Gli altri si godranno, invece, un onesto e robusto album di thrash, che dopo un po' di ascolti probabilmente finirà in archivio, ma saprà regalare momenti ad alto tasso di headbanging.

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