«ANNA CALVI - Anna Calvi» la recensione di Rockol

Anna Calvi - ANNA CALVI - la recensione

Recensione del 17 gen 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Premessa, doverosa in questi casi: è inevitabile sfoderare un po' di sano scetticismo ogni volta che arriva un/una giovane artista con grande spinta da parte della volubile stampa inglese. Succede anche per Anna Calvi, cantautrice londinese di origini italiane, di cui si è parlato molto, soprattutto dopo che la BBC l’ha inserita nella lista dei suoi artisti da seguire per il 2011.
Però questa volta, oltre al fumo c’è dell’arrosto. Anche se il sapore è già abbastanza noto. La Calvi si è fatta notare con il primo singolo l’anno scorso, una bella rilettura di “Jezebel" (pezzo reso famoso da Edith Piaf). Ora arriva al primo disco. E sì, il paragone più usato in questi mesi è davvero valido: PJ Harvey. Se volessimo semplificare il tutto, potremmo dire che questo “Anna Calvi” è il disco che Polly Jean non riesce o non vuole fare da quasi dieci anni a questa parte. La Calvi ha una voce profonda, un po’ teatrale e drammatica come PJ nei suoi momenti migliori. Fa un rock scuro e un po’ retrò in cui si sente molto la mano di Rob Ellis (storico collaboratore appunto di PJ Harvey, ma anche di Nick Cave e dei nostrani Marlene Kuntz). Però le canzoni le sa scrivere e le sa arrangiare. Insomma, la ciccia c’è eccome, così come il physique du role della ragazza: fisico minuto che fa sembrare enorme una chitarra elettrica, visino pulito con mise da dark lady.
Il disco funziona bene soprattutto quando la Calvi mette in piedi canzoni più dritte, come “Desire” o “Blackout”, che pure non rinunciano a qualche ricercatezza sonora stilistica, non solo nelle sonorità retrò (la “twang guitar” e l’impasto con uso degli archi) che arrivano a ricordare certo rock delle origini, alla a Roy Orbison o suoi epigoni più recenti come a Richard Hawley. Va pure detto, però, che in alcuni momenti la somiglianza con PJ Harvey è imbarazzante, soprattutto nelle canzoni più scure (e più involute) come “The devil”, con quell’uso della voce dai bassi verso gli acuti che è troppo già sentito.
Anna Calvi non è la nuova PJ Harvey, anche perché è probabile che il trono se lo riprenda la stessa legittima proprietaria con il prossimo disco, “Let England shake”, in uscita tra un mese, i cui primi assaggi promettono assai bene. Anna Calvi è una brava cantautrice rock, che con la sua musica si rifà ad un filone ben preciso, pur mostrando una forte personalità. Esordio promosso, un 2011 che si preannuncia radioso e pieno di visibilità per un’artista che però è da valutare sul lungo periodo, per capire come saprà definire la propria identità.

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