GOING BACK

Warner (CD)

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Procediamo per ipotesi. Paralisi creativa e conseguente blocco compositivo ? cambiale in scadenza non prorogabile con la casa discografica ? facile scorciatoia per rimpinguare il conto in banca, che il denaro al giorno d’oggi non basta mai ? oppure...semplicemente un nostalgico omaggio alla musica mandata a memoria in gioventù quando le speranze e i sogni sono di gran lunga più grandi della vita ?
I veri motivi per cui “Going back” dallo scorso 14 settembre riempie gli scaffali delle rivendite autorizzate li conosce solamente l’autore. Noi ci fidiamo delle parole stampate nel libretto allegato al cd e, soprattutto, delle struggenti (e imperdibili) immagini impresse sullo stesso. Immagini che ci raccontano della irripetibile Londra della seconda metà degli anni sessanta, la “swinging London” che esportava Beatles e Rolling Stones così come la epocale minigonna di Mary Quant ed era il luogo in cui, se c’eri, eri molto vicino all’ombelico del mondo.
La Londra del blues bianco di John Mayall, del furore selvaggio degli Who e quella dei Cream, il cui chitarrista di nome Eric veniva paragonato niente meno che all’Onnipotente. La Londra del leggendario e indimenticabile Marquee Club e del West End, degli stilosissimi Mods e di un ragazzo di nome Philip con una frangetta, difficilmente immaginabile al giorno d’oggi, pazzo per la musica che non si perdeva un concerto e in questa Londra ci viveva.
Durante questi concerti venivano proposte canzoni che avevano un fascino particolare, canzoni che venivano da lontano, che avevano sorvolato l’oceano Atlantico. Il giovanotto di queste canzoni, si procurava immediatamente le versioni originali interpretate da personaggi dalla pelle nera che rispondevano al nome di Marvin Gaye, Stevie Wonder, Smokey Robinson e da gruppi vocali dai nomi semplici ma evocativi come Four Tops, Temptations, Impressions, Marvelettes, tutti presenti nell’emozionante tour fotografico all’interno del booklet contenuto nel cd.
Di lì a poco, più o meno nel 1970, il giovane uomo avrebbe iniziato una fantastica avventura chiamata Genesis ma l’amore per quelle canzoni così genialmente perfette e leggere è talmente genuino e così profondo nella sua anima che qualche anno più tardi, nel 1983, una di queste canzoni, “You can’t hurry love” - interpretata nel 1966 dalle Supremes di Diana Ross – incisa in un momento di libera uscita dalla band lo issa sino alla posizione numero uno della classifica inglese.
Dopo otto anni di silenzio, tanto ci separa da "Testify", con “Going back” questo maturo e agiato signore di quasi sessant’anni vuole regalare all’adolescente che era il sogno di interpretare le gemme immortali di casa Motown con le quali è cresciuto, senza negarsi il piacere di avere con sè tre dei Funk Brothers, la resident band della celeberrima etichetta di Detroit.
Il risultato è un cd che trasuda gioia, entusiasmo e passione ed alcuni momenti indimenticabili, uno per tutti la toccante “Going back” scritta da Gerry Goffin e Carole King e portata al successo da Dusty Springfield.
Così, anche se è buona norma e regola alzarsi da tavola mai del tutto sazi per una volta eccediamo a questo assunto e nel nome del ricordo per i bei tempi andati ci godiamo tutte le venticinque interminabili portate di questo succulento banchetto e, guardando l’immagine di copertina, ripensiamo a quali e quanti sogni ha realizzato quel ragazzetto con lo sguardo sfuggente intento a tenere il tempo con la sua batteria.


(Paolo Panzeri)