«A THOUSAND SUNS - Linkin Park» la recensione di Rockol

Linkin Park - A THOUSAND SUNS - la recensione

Recensione del 21 set 2010 a cura di Giovanni Ansaldo

La recensione

"Dio ci salvi tutti, bruceremo dentro al fuoco di mille soli per i peccati della nostra mano". Sembrano parole di un predicatore, frammenti di un sermone sull'apocalisse. E invece sono versi estratti da "The Catalyst", la canzone che più di ogni altra rappresenta l'ultimo album dei Linkin Park, "A Thousand Suns".
Parole, guarda caso, riprese dall'intro del disco "The Requiem", affidata ad una voce femminile - ma sintetica - che vuole dirci chiaro e tondo: prima o poi l'uomo pagherà dazio per la sua avarizia e il suo cinismo. Insomma sin dalla prima traccia del nuovo lavoro i Linkin Park ci tenevano a sottolineare che non sono più il gruppo di "The end" e "Papercut". La band di Mike Shinoda e Chester Bennington ormai ha decisamente cambiato rotta. Dal punto di vista tematico, perché questo "A Thousand Suns" è di fatto un concept album scuro e apocalittico, che ci trasporta in un mondo sconvolto dalla guerra nucleare. Ma anche e soprattutto da quello musicale: se una volta Shinoda e soci erano gli alfieri del new metal, oggi sono un gruppo che fonde pop, rock ed elettronica. E la scelta di lavorare ancora con Rick Rubin ha dato ulteriore spinta a questa evoluzione. In "A thousand suns" infatti ci sono basi elettroniche e poche chitarre: tutti i pezzi infatti girano attorno ai loop elettronici, a volte sono dei veri e propri intermezzi, dei frammenti sonori - in "Iridescent" spicca anche la voce di Martin Luther King - che contribuiscono a farci entrare nell'atmosfera cupa e futuristica del disco.
Come detto, la pietra angolare di tutto l'insieme è proprio il singolo "The Catalyst", che per quanto cupa e apocalittica è pur sempre una canzone pop, perfetta per la voce di Chester Bennington. Stesso dicasi per "Waiting for the end", che ha uno stile simile agli ultimi U2, e "Burning in the skies", costruita su un etereo riff di piano che ricorda i Depeche Mode più melodici. Per trovare momenti dove il ritmo si alza invece bisogna fare un passo dalle parti di "When they come for me", forse il pezzo migliore dell'intero lotto, che convince grazie ad una base elettronica e a uno stuolo di tamburi dal sapore marziale. In mezzo a tutto questo c'è anche un po' di speranza: non a caso l'ultima traccia, dal titolo eloquente "The messenger", è una ballata dolce.
Insomma in "A thousand suns" c'è un molta carne al fuoco. Il nuovo corso dei Linkin Park potrebbe spiazzare alcuni fan della prima ora, ma anche sicuramente attirarne di nuovi. Del resto dopo tutti questi anni un'evoluzione era inevitabile, segno che il gruppo sta cercando di andare avanti per la sua strada.

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