«INTRIGUER - Crowded House» la recensione di Rockol

Crowded House - INTRIGUER - la recensione

Recensione del 21 giu 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Diavolo d’un Neil Finn: la chioma, compreso il proverbiale ciuffo, è ormai grigia. Ma questo signore rimane uno dei migliori artigiani della canzone, qualunque cosa faccia. Sia che incida da solo, sia che chiami a raccolta amici vari nel progetto 7 Worlds Collide, sia che torni a far musica con la sua band storica, quella che altrove è venerata quanto merita da un pubblico magari ristretto, ma affezionato.
Ogni volta che si nominano i Crowded House, bisogna ritirare fuori la storia della loro canzone più famosa, “Don’t dream it’s over”, di come Venditti la rifece in Italia come “Alta marea” (con un videoclip iper-trash in cui si vedeva una giovanissima e sconosciuta Angelina Jolie). Per cui perdonate l’ennesimo riferimento: ma quella canzone è il parametro – il benchmark, come direbbero gli anglofili – della scrittura di questo grande della canzone pop-rock melodica e mai banale.
"Intriguer" è il secondo disco della reunion dei Crowded House. Le note dicono che ”Time on earth” era nato come disco solista di Finn, e questo è il primo vero disco post-reunion ad essere pensato come lavoro di una band. Sia quel che sia, la presenza di Mark Hart, Nick Seymour e Matt Sherrod dà un suono più pulito e corposo alla band. Ma è sempre la scrittura di Finn a farla da padrone, a mettere in fila 9 canzoni dal livello altissimo, dal rock di "Inside out" alla ballata ("Amsterdam"). Poi ce n’è un’altra, la decima del disco, che in realtà è la numero 7 della scaletta. E’ qua che Finn centra un capolavoro, che rappresenta perfettamente lo stile sobrio e demodé di questa band: “Twice if you’re lucky” è una canzone che in altri tempi avrebbe potuto ripetere il successo di “Don’t dream it’s over”.
Ma i tempi sono cambiati, appunto: e “Intriguer” rimarrà un disco di nicchia, una chicca per pochi, una cosa che molti perderanno nel mare di uscite, o alla ricerca della next big thing che ci si dimenticherà tra poche settimane. Comunque: “Intriguer” è un disco da ascoltare. Astenersi modaioli, però.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.