«TOTAL LIFE FOREVER - Foals» la recensione di Rockol

Foals - TOTAL LIFE FOREVER - la recensione

Recensione del 27 mag 2010 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Talvolta succede di restare impressionati da un videoclip. O meglio, capita che le immagini rendano emotivamente ancor più appetibile la canzone alla quale fanno da sfondo (o viceversa). Insomma, il video ed il brano in questione sono “Spanish Sahara”, primo singolo tratto da “Total life forever”, secondo album dei Foals, un quintetto di Oxford (Inghilterra) che già si fece notare nel 2008 con l'album d'esordio “Antidotes”, un lavoro indie-rock fresco e divertente.
Proprio prestando occhi ed orecchie a “Spanish sahara” è facile notare il cambiamento: di sound e d'immagine. Il look modaiolo ha lasciato spazio alla barba e ad una attitudine maggiormente introspettiva, meno “cazzara”, con stupende immagini algide e cupe: un video (che potete vedere qui) che i Foals non avrebbero probabilmente mai girato per il loro primo lavoro. Il sound del singolo è un rock malinconico che cresce pian piano, un trotto che diventa una vera e propria galoppata (tanto per restare in tema, visto che il loro nome significa puledri) venata di new-wave e testi altrettanto impegnativi (“I am the fury in your head, I am the fury in your bed, I am the ghost in the back of your head”). Stiamo parlando di uno degli episodi più convincenti di “Total life forever”, un disco molto vario (registrato in Svezia con il produttore Luke Smith), in cui emergono appieno le abilità della band capitanata da Yannis Philippakis: quella di emozionare e guardarsi dentro e quella allo stesso tempo di far divertire e muovere le chiappe.
Della prima tranche fanno parte la bellissima “After glow” (oltre sei minuti nei quali spuntano i Cure, ma anche il math-rock) e gli ultimi tre episodi dell'album, le ottime e ricercate “Alabaster”, “2 trees” e “What remains”, pezzi dal retrogusto malinconico e new-wave e arrangiamenti sognanti ed eterei. I Talking Heads e ballabili echi funk spuntano invece in “Miami” (che ricorda anche qui i Cure, ma quelli più solari), si fanno giganti nella danzereccia title-track, ma ne troviamo un assaggio anche nella già citata “After glow”. Infine ci sono quei brani in cui le due anime si stringono fino a diventare un tutt'uno, come l'iniziale “Blue Blood” (inizio cupo, poi funk, infine new-wave pura), ma anche l'ottima escalation sonora di “Black gold” ed il secondo singolo “This orient”, perfetto simbolo di fusione tra immediatezza, velocità e malinconia, sulla scia dei primi brani degli ormai smarriti Bloc Party.
Insomma “Total life forever” è un ottimo passo in avanti, un riuscito tentativo di evoluzione verso un sound più maturo e adulto. Certo, i riferimenti al passato sono tanti e non c'è nulla di veramente innovativo qui dentro, ma talvolta solo il provarci ed avere risultati niente male va premiato. I “Puledri” stanno diventando grandi...

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