«AMERICAN IDIOT: THE ORIGINAL BROADWAY CAST RECORDING - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - AMERICAN IDIOT: THE ORIGINAL BROADWAY CAST RECORDING - la recensione

Recensione del 11 mag 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Se c’è un disco che poteva subire questo trattamento è "American idiot" dei Green Day. Un disco epocale, per molti versi: perché ha resuscitato una band che nel 2004 molti davano per dispersa; perché ha dato una credibilità nuova al punk-rock, che negli ’90 era una roba da teenager, senza spessore. Invece le storie di “American idiot” raccontavano lo spaesamento della nazione – e in particolare quello dei giovani - dopo l’11 settembre. Se poi ci si mette che era un rock-opera, c’erano tutti i presupposti per trasformarlo in un musical.
La lavorazione è stata lunga e faticosa, ma il debutto ha fatto registrare ottimi risultati anche a Broadway, che di solito è impietosa. Così noi ora ci troviamo tra le mani la colonna sonora di quello spettacolo: la scaletta è fatta delle canzoni dell’album, qualche lato b del tempo, qualche canzone del più recente “21st century breakdown". Il tutto cantato dal cast del musical, ma suonato e prodotto dagli stessi Green Day, che hanno scritto il libretto dello spettacolo. E che regalano un bellissimo inedito, in chiusura: “When it’s time”, bella ballata che sembra pescare alla stessa fonte di “21 guns”, “All the young dudes” (canzone di David Bowie resa famosa dai Mott The Hoople). La canzone è presente anche nello spettacolo, ma qua è eseguita in tutto e per tutto anche dalla band).
Questa "colonna sonora" è pensato evidentemente come accompagnamento e souvenir dello spettacolo (e fa venire voglia di andarlo a vedere…), ma è assolutamente godibile a prescindere. Certo, sentire le canzoni cantate dai Green Day… dirà qualcuno. Però è vero che “American idiot” si presta benissimo ad essere interpretato in maniera corale come avviene qua (per esempio in “Are we the waiting”, tanto per citare un esempio). E la resa delle canzoni è comunque buona – non poteva essere altrimenti, con la band in produzione, e con arrangiamenti per lo più fedeli agli originali, ma con qualche rivisitazione qua e là. Insomma: questa versione rende un omaggio a uno dei dischi rock più importanti degli anni zero, e lo fa in maniera più che buona. Per i fan dei Green Day, per chi ha visto lo spettacolo, e non solo.

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