«IRENE FORNACIARI - Irene Fornaciari» la recensione di Rockol

Irene Fornaciari - IRENE FORNACIARI - la recensione

Recensione del 11 mar 2010

La recensione

Quando si battezza con il proprio nome e cognome un lavoro i casi sono non meno di tre: assoluta mancanza di fantasia, megalomania latente oppure consapevolezza che quanto fatto ti rappresenta molto bene. Spesso e volentieri sono i debutti discografici ad avere il nome dell’artista replicato nel titolo, come dire: questi siamo noi, questa/o sono io. Irene Fornaciari ha atteso il suo terzo album, che poi è una raccolta del meglio espresso nei precedenti "Vertigini in fiore" e "Vintage Baby", per esporsi con il proprio nome.
Il cd esce in seguito al bel passaggio, accompagnata dagli immarcescibili Nomadi, sul palco del Teatro Ariston di Sanremo in occasione della sessantesima edizione del Festival della canzone italiana dove ha presentato la canzone/preghiera “Il mondo piange”, scritta da Zucchero. Canzone che qui si trova strategicamente in apertura di disco, nella versione sanremese “feauturing Nomadi”, e in chiusura, nella versione “solo Irene”.
Detto dell’unico brano inedito in doppia copia presente, se si scorporano i tre brani pescati dal disco d’esordio - “Mastichi aria”, “Una carezza” e “Un sole dentro” – dai sei che provengono dalla seconda prova discografica si può notare come si è cercato di prendere un pochino le distanze dall’ingombrante presenza di un padre così “unico” nel lessico e nel mood musicale. E sì, perché il rischio di passare per la versione femminile del Sugar nazionale è ben più che un’ipotesi quando nel singolo di esordio “Mastichi aria” si scandiscono parole quali “la pera cotta…la luna è rotta…la pasta scotta” oppure quando, come accade in “Una carezza”, si chiudono le frasi con la lingua inglese “mi segue come una carezza, ‘cause i’m still loving you…”, del resto queste due canzoni le ha scritte proprio Adelmo e seguendo questo schema ha venduto una trentina di milioni di copie…insomma, lui è uno che il suo lavoro lo sa fare.
Buona l’idea iniziale di sfruttare l’amore e il talento paterno per inserirsi e avere visibilità nel business musicale, buona anche la successiva idea di abbandonare la “Lunisiana” per battere altre strade e misurarsi in proprio. Irene ha tutto per imporsi: è dotata di bella personalità (in concerto sa come si tiene il palco in tutta la sua misura) e di una voce versatile che non sfigura quando flirta con il calore del soul ma neppure quando apre a palla l’ugola ad interpretare canzoni più vicine al pop di casa nostra, per tacere delle profondità del blues che ha scolpite nel dna. Il vero banco di prova per capire quali potranno essere le ambizioni della ragazza sarà il prossimo album di inediti quando sarà finito il tempo del rodaggio e dovrà migliorare ancora di quel poco che manca per considerarla a tutti gli effetti fatta e finita.
Prima del passo e chiudo mi prendo la libertà di consigliarvi, umilmente, di ascoltare queste canzoni svuotando la testa dal possibile pregiudizio che si ha spesso nei confronti del “figlio di” per giudicare questo lavoro per quello che realmente vale. Il mio dentista e la mia panettiera sono figli di dentista e panettiera a loro volta, otturazioni e Altamura rimangono di qualità più che degna.


(Paolo Panzeri)

TRACKLIST

05. No more amor
09. Dolce luna
11. Il diavolo è illuso
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