«TUESDAY NIGHT MUSIC CLUB - DELUXE EDITION - Sheryl Crow» la recensione di Rockol

Sheryl Crow - TUESDAY NIGHT MUSIC CLUB - DELUXE EDITION - la recensione

Recensione del 18 gen 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Nel tempo l’immagine di Sheryl Crow si è un po’ logorata: il bell’aspetto che tanto l'ha aiutata agli esordi, unito al gossip e a scelte musicali discutibili, hanno spesso minato la sua credibilità nel corso della sua quasi ventennale carriera. Così ogni tanto ci si dimentica che questa donna ha fatto cose di altissimo livello, come il suo disco di esordio. Questa “Deluxe edition” di “Tuesday night music club”, originariamente uscito nel 1993, torna a ricordarcelo.
E dire che le premesse non furono delle migliori: dopo una gavetta come corista, la Crow ottenne finalmente un contratto discografico, e si mise a lavorare al primo disco. Poi si accorse che il suono che stava venendo fuori era troppo leccato, e riuscì a convincere tutti che era meglio ricominciare da capo: i provini di quel primo disco scartato sono affiorati in rete, dopo qualche tempo, e sono inascoltabili, oggi. La Crow incontrò Bill Bottrell, produttore che la salvò, riportandola ad un sound più classicamente rock e pulito, rifinendo le canzoni, e nacque così "Tuesday Night Music Club". Il disco esordì maluccio, per esplodere diversi mesi dopo la sua pubblicazione, grazie ad una canzone scanzonata come “All I wanna do” (e grazie anche ai videoclip, che al tempo contavano ancora qualcosa, e in cui la Crow di certo non sfigurava). Erano tempi in cui il rock vendeva un sacco (pensate ai Counting Crows" o agli Hootie And The Blowfish che nel 1994 sfondarono guadagnando 16 dischi di platino).
Riascoltato oggi, “Tuesday Night Music Club” è ancora un gioiello di rock diretto e semplice: un buon bilanciamento tra le radici e la piacevolezza, con qualche canzone capolavoro (“Run, baby run” o “Strong enough”, in la Crow spiega come le donne vorrebbero essere trattate, dicendo cose che ogni maschietto dovrebbe farsi spiegare, almeno una volta nella vita). Uno dei migliori esordi di quel periodo: gli manca la pronfondità tormentata di un Adam Durtiz, dei suoi Counting Crows e de loro esordio capolavoro, ma è un'assenza compensata da una leggerezza invidiabile.
Questa ristampa, peraltro, è fatta molto bene: note di copertina esaurienti, un secondo cd di rarità, inediti e cover: materiale non all’altezza del disco, ma comunque di buon livello. E un DVD con un (trascurabile) mini-documentario sul tour e tutti i videoclip, che come si diceva poc’anzi furono parte integrante del progetto (nonché, con la loro insistenza sulle grazie della Crow, contemporanamente uno dei motivi del suo successo e causa della scarsa credibilità presso il pubblico rock più intransigente).
Insomma un disco da recuperare, e questa ristampa è un’ottima scusa.

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