«CONTRA - Vampire Weekend» la recensione di Rockol

Vampire Weekend - CONTRA - la recensione

Recensione del 14 gen 2010 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

L'estate del 2008, per alcuni di noi, è stata segnata da una manciata di canzoni di quattro ragazzi newyorchesi che citavano tanto l'indie rock quanto i ritmi caraibici, i balli africani e Peter Gabriel (che rese il favore cantando nella cover della loro “Cape Cod kwassa kwassa”). Parliamo naturalmente dei Vampire Weekend , giovane band capitanata da Ezra Koenig che, dopo il felice debutto discografico, aveva lasciato ai suoi fan l'acquolina in bocca per due lunghissimi anni in attesa di nuove canzoni che ora ritroviamo finalmente raccolte nel nuovo “Contra”.
Al primo ascolto i Vampire Weekend confermano tutte le loro peculiarità: un pop solare che non nasconde tutta la sua dolcezza, taglienti incursioni rock e una particolare attenzione alle sonorità etniche.
A voler essere maligni, dopo il primo ascolto, si ha l'impressione di aver inserito nello stereo la colonna sonora del “Re leone”, ma è solo una fase transitoria. Sarà che siamo in inverno, ma ci vuole del tempo per riabituarsi ai caldi raggi del sole con cui i Vampire Weekend tessono le loro canzoni.
Canzoni come “Horchata” che non poteva che essere il primo brano di questo disco: Ezra canta i suoi ricordi estivi legati ad una bevanda tipica del Messico e, mentre il brano cresce, arrivano tamburi africani, cori e archi a far esplodere la festa.
Se “White sky” e “California english” ci restituiscono i ritornelli che aveva reso celebre questa band, “Holiday” riporta la tensione rock degli esordi e così, canzone dopo canzone, ci ritroviamo avvolti da questo mix multicolore in cui i Vampire Weekend si districano benissimo permettendosi il lusso di mettere, uno in fila all'altra, brani assai diversi tra loro.
Ma è solo quando esplode la bomba “Cousins”, una canzone folle e tesa che si inerpica su due chitarre, che il cerchio si chiude: “Contra” si mostra come l'affresco arioso e spensierato di una band che ha affrontato la sfida del secondo album con l'unica preoccupazione di scrivere belle canzoni, poco importa se in una si cita l'Africa, nell'altra si tira un ballo il reggae per poi ritornare a pigiare il distorsore e chiudere il sipario con una canzone struggente.
“Contra” è un album meno diretto del suo predecessore, ma questo non ci distoglie dal ritornare all'inizio ogni volta che “I think Ur a contra” ci fa riassaporare il sapore amaro della fine di un'estate che sembra senza fine.

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