«THE RESISTANCE - Muse» la recensione di Rockol

Muse - THE RESISTANCE - la recensione

Recensione del 14 set 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Avrebbero potuto accontentarsi, i Muse. Trovato un canovaccio di successo – e l’hanno trovato, visto che da anni ormai sono delle superstar – potevano ripeterlo all’infinito. Tanto i concerti li avrebbero esauriti lo stesso, e tanto i dischi li avrebbero venduti ugualmente. Invece, ad ogni loro uscita, mirano sempre più in alto. Il nuovo “The resistance” non fa eccezione: dove vi può capitare di ascoltare un disco che mette assieme i Queen, e Chopin, il rock, l’elettronica e la classica? Magniloquenti, sopra le righe? Sicuramente. Coraggiosi? altrettanto certamente.
Forse, ad attirare l’occhio sono gli accenni alla musica classica, soprattutto è la suite finale, una mini-sinfonia registrata a Milano con gli orchestrali della Scala. O magari l’evoluzione di “United states of Eurasia”, che passa dai Queen a “Lawrence of Arabia” a strizzare l’occhio al romanticismo dei Notturni del compositore polacco. Insomma, il prog-rock che – come da tradizione – guarda alla musica "colta".
Invece il vero punto focale di “The resistance” è “Undisclosed desires”, canzone completamente priva di piano e chitarre, totalmente “contemporary” e lontana mille miglia da quella classicità sbandierata in altri punti del disco. E, nel risultato, molto meglio di tanto r’n’b caciarone che gira intorno (e anche di quanto ottenuto da altri rocker che giocano a fare i moderni, vedi Chris Cornell). Poi, certo, ci sono canzoni come “Uprising”, che sono “normali”: personalmente preferisco i Muse quando fanno rock dritto come in questi casi, perché uniscono cantabilità ad un suono che è il loro, e solo il loro. Ma, appunto, la reputazione di questa band è data proprio dalla loro volontà di non fermarsi mai, di giocare al rialzo. In questo “The resistance” è la migliore conferma .

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