«GRAFFITI SOUL - Simple Minds» la recensione di Rockol

Simple Minds - GRAFFITI SOUL - la recensione

Recensione del 25 mag 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Rimettere i Simple Minds sulla mappa della musica mainstrem”: le intenzioni di Jim Kerr per questo nuovo album sono chiare, almeno da cosa ha scritto recentemente sul sito della band.
In effetti, i Simple Minds sono per certo versi una promessa non mantenuta. Negli anni ’80 facevano parte dell’elite del nuovo rock mondiale. Poi, a partire dagli anni ’90, il declino. Diversi tentativi di risalire la china, nessuno mai davvero efficace. Difficile dire cosa non abbia fatto diventare i Simple Minds qualcosa di simile agli U2: sicuramente una produzione musicale decisamente meno brillante, magari i troppi cambi di formazione, certamente una mente meno orientata al marketing. Poi chissà cos'altro.
Sta di fatto che questo “Graffiti soul” è un chiaro tentativo di ritorno ai fasti passati, ammesso che siano ancora possibili nello scenario attuale. La prima sorpresa è che stato inciso dal nucleo che mantenuto attivo il marchio negli ultimi anni, ovvero Jim Kerr, Charlie Burchill, Mel Gaynor. L’annunciata reunion della formazione originale, di cui pure Rockol ha dato notizia più volte, è naufragata, e qua non ce n’è traccia.
Si riconosce invece il suono classico della band: chitarre, tastiere, epica e pathos. Certo, siamo lontani dai fasti new-wave degli esordi, e dallo stadium rock alla “Alive and kicking”, ma canzoni come “Rockets” e soprattutto “Stars will lead the way” suonano bene. Certo, poi si può ragionare sul fatto che questo suono possa ancora avere presa, al giorno d’oggi. E si può ragionare anche su come sia difficile che canzoni come queste possano far presa sulle nuove generazioni, e che finiscano soltanto per “predicare ai convertiti”, ovvero per parlare a chi già sentiva la band tempo fa, e se l’è persa per strada. Insomma, si possono fare tanti ragionamenti alternativi. Ma tutto sommato, “Graffiti soul” è un modo più che dignitoso per festeggiare i 30 anni di storia di questa band: probabilmente non riporterà la band in cima alle classifiche (anche se glielo auguriamo), ma dimostra che Jim Kerr e soci hanno ancora qualcosa da dire.

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