«RELAPSE - Eminem» la recensione di Rockol

Eminem - RELAPSE - la recensione

Recensione del 26 mag 2009

La recensione

Album, film, libri, autobiografie. Fiumi di parole per descrivere, raccontare quello che a tutti gli effetti resterà nella leggenda. Un rapper bianco che ha cambiato la musica e suono hip hop ed è riuscito a catalizzare l’attenzione della gente, nei confronti di questo genere. Io mi inchino di fronte a questo artista perché, grazie a lui, nel bene e nel male è rinato qualcosa che ha avuto un’eco fino a qui, l’Italia, il mio paese. Per merito suo questa musica ha avuto un’opportunità ed è diventata più popolare.
Veniamo al disco. Il rap di Eminem è devastante, la sua voce è acida come ai tempi migliori, il suono, firmato Dr.Dre, è lo stesso di sempre, ed è un bene. E’ un disco autentico perché non c’è nessuna influenza del suono delle hit del momento, lui è il solito sarcastico, pungente, si sente che non sono canzoni nuovissime ma sono pezzi di tutto un percorso di assenza dai riflettori e di vita intensa. Sembra quindi di fare un salto nel passato attraverso il disco, le basi, il rap, i ritornelli, le strutture delle canzoni; non c’è una ricerca morbosa, la formula è più o meno la stessa che ha sempre adottato. Se non sapessi che è il suo ultimo lavoro, potrei pensare che sia un album vecchio che mi mancava e questo sinceramente non so giudicare se sia un bene o un male. Lui non fa melodie elaborate se non in qualche bridge; nelle strofe e spesso nei ritornelli prende una metrica che non molla fino alla fine della canzone. I pezzi sono lunghi e l’ascolto richiede passione per il genere. Eminem non ha mai effetti sulla voce come si usa adesso e non compaiono cantanti improbabili, è come se riportasse tutto ad un livello di autenticità, base, chitarre, rime, rap, lui sputa veleno e lo fa sempre da solo, ci sono poche partecipazioni e questo personalmente mi va a genio. La musica è composta spesso da fiati e archi, propri del repertorio di Dr. Dre, suona un po’ come una colonna sonora, giri gloriosi mai di cattivo gusto. I suoni delle batterie sono quelli che hanno sempre usato. Eminem sembra ringiovanito, mette tantissimo entusiasmo e questo si avverte, fa rap con la foga di ragazzino ma l’esperienza di un gigante. La musica hip hop compie sempre un percorso ciclico, il passato si ripresenta in qualche modo, in altre forme e torna come un faro nella nebbia, una guida. Le skit sono davvero dei mini film-audio, sembra di essere lì presenti, e in questo Eminem è sempre stato un genio.
Le tracce di questo album sono venti, a riprova che dentro c’è tutto un percorso di vita, il primo pezzo che è uscito è “Crack a bottle”, uno street single con Dre e Fifthy, canzone un po’ sottotono ma con un ritornello davvero pazzo. Poi esce il primo singolo ufficiale tanto atteso, uno dei pezzi più belli del disco. Lui qui è il solito bastardo, nel video insulta tutti quelli che sono da insultare perché maledettamente giudicabili. E’il solito giochetto ma gli viene davvero bene, in fondo è un comico e come tutti comici nella vita è triste come un cane abbandonato. La base è molto bella, non ci sono synth come quasi in ogni pezzo, suoni veri, riproducibili con una band, concetto che mi affascina molto. Il terzo pezzo ad uscire è “3am”, video e canzone un po’ splatter, la regia del clip ricorda vagamente le grafiche dei promo della serie tv C.S.I..
Tra le canzoni più significative e belle dell’album troviamo: “Stay wide awake”, ritornello urlato al cielo, base cupa, l’immancabile giro di chitarra. “Must be the ganja”, con giochi di parole, tecnica a palate e ritornello che abbatte. Il tempo si ferma quando arriva Beautiful, come riscoprire un vecchio vinile e giù con le lacrime e i pensieri. Questa è davvero una cultura, una visione della vita che chi l’abbraccia si sente salvato e grato e con questa canzone tutto questo si risveglia, che bello e io ringrazio. Con l’ultima canzone si chiude il sipario. La base fa spavento, questo è il suo mondo, la chitarra che lo accompagna quasi sempre, è il suo fucile di precisione e lui è un killer. Rime perfette, clima da opera teatrale perché lui può permetterselo, è un attore dentro la sua vita e questa è raccontata con la migliore sceneggiatura. Non ci sono comparse, solo lui e gli altri, quelli che pendono dalle sue labbra, i fan, i fanatici, gli Stan. Lo spettacolo finisce e a me è davvero piaciuto.

(Francesco Nesli Tarducci - www.myspace.com/neslipark)

TRACKLIST

02. 3am
03. My Mom
04. Insane
06. Hello
07. Tonya
08. Same
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