«AL POSTO DEL FUOCO - Meganoidi» la recensione di Rockol

Meganoidi - AL POSTO DEL FUOCO - la recensione

Recensione del 21 mag 2009 a cura di Ercole Gentile

La recensione

A volte quelle che sembrano frasi fatte sono quelle più vere, soprattutto se si scopre sulla propria pelle la loro realtà, se le parole diventano, appunto, fatti. Si dice che la vita è un percorso, fatto di tappe. Si dice che talvolta il raggiungimento della tappa successiva è doloroso e faticoso, ma una volta toccato il pianerottolo si può guardare la scalinata alle proprie spalle con orgoglio. Questo vale (a volte) nella vita e questo vale (a volte) nella musica. Questo vale,probabilmente, per i Meganoidi. Sicuramente la maggior parte del pubblico li ricorda per i successi a suon di ska come l’omonima “Meganoidi” “Supereroi vs municipale” e “King of ska”, tutti risalenti all’album d’esordio “Into the darkness, into the moda” (2001) e per la hit “Zeta Reticoli”, già segno di un cambiamento verso il rock (inserita nel secondo lavoro “Inside the loop, stupendo sensation”, 2003). Insomma un inizio allegro, una continuazione un po’ meno, ma sempre di successo.
Però talvolta per esorcizzare e rielaborare il dolore bisogna andarci dentro e uscire dall’altra parte. E così nel 2006 la band genovese pubblica "Granvanoeli", un lavoro rock cupo ed oscuro, una fermata difficile, non del tutto compresa da pubblico e critica, ma evidentemente necessaria per buttare fuori tutto ciò che soffocava. Già, perché poi si torna sempre a respirare.
“Al posto del fuoco” è il quarto lavoro dei Meganoidi, un album prodotto sempre in autonomia nei loro studi e per la loro etichetta Green Fog. Fin dalla prima canzone - “Altrove” - si capisce che i toni bui del precedente capitolo sono sfumati con sonorità rock maggiormente decise, così come nella seconda traccia “Aneta”, scelta come primo singolo: chitarre aggressive, spruzzata di synth e testo diretto (“problemi non ne ho perché vivo oltre la collina in fiamme e per quanto mi riguarda amo chi produce, quello che mi piace, amo chi mi da quello che mi va”). Atmosfere simili in “Scusami Las Vegas” (che nel ritornello in inglese ricorda le vocalità delle prime opere del gruppo) e “Your desire” (dove i fiati tornano ad essere in primo piano). I ritmi si fanno più veloci (sfiorando l’indie-rock inglese) ed il testo si fa più pop (non a caso è stato selezionato come secondo singolo) in “Mia”, mentre in “Stormo” i a href="http://www.rockol.it/artista/Litfiba ">Litfiba della prima ora incontrano i C.S.I., con uno splendido cambio di tempo che vira verso sonorità indie.
E per ultime quelle che, personalmente parlando, sono le canzoni migliori del disco, molto varie tra loro, a testimoniare l’eterogeneità dei nuovi Meganoidi. “Dighe” è un bellissimo impasto di rock con accenni epici ed un testo intelligente e riflessivo (“i giorni in cui mi riconosco sono gli attimi in cui mi riprendo ciò che mi è stato tolto […] E davvero in verità io non mi riconosco più, è solo l’alcool nelle vene oppure sei tu e se davvero ci sei si apriranno dighe che non si aprono mai”). In “Dune” si torna alle atmosfere cupe e oscure del precedente disco, saliscendi in bilico tra new-wave e post-rock, mentre in “Solo alla fine” si crea una magica combinazione tra chitarre rock, tromba e inserti vocali in stile a href="http://www.rockol.it/artista/Linea-77 ">Linea 77. Chiude il lotto (ed anche il disco) la title-track, un inno punk-rock incendiario, con azzeccati inserti di tromba e accenni quasi math-rock.
Insomma “Al posto del fuoco” è un esempio di come si possa fare un ottimo disco rock in italiano. Già, perché è un album dalle diverse anime, sudato e cupo allo stesso tempo, con testi curati ma comprensibili: posso sinceramente dire che è una bella sorpresa perché io stesso mi ero perso i Meganoidi per strada. Loro, il percorso, hanno deciso di farlo col cuore, rischiando, “indipendentemente” da tutto. E i risultati si vedono.

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