«SPICE WORLD - Spice Girls» la recensione di Rockol

Spice Girls - SPICE WORLD - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione

Se state leggendo queste righe, non è certo perchè Rock Online ha "sparato le Spice", come tutti gli altri giornali, e voi siete incappati nell'articolo quasi controvoglia. No, se vi trovate qui è perchè avete consapevolmente e responsabilmente cliccato sulla recensione del nuovo disco delle Spice Girls, SPICE WORLD. Quindi, visto il soggetto in questione, o siete fans delle cinque powergirls, oppure siete qui per
curiosità, magari sperando in una recensione impietosa e massacrante.
Effettivamente, di fronte a un fenomeno così estremo, la tentazione di prendere una strada estrema è affascinante: farle sistematicamente a pezzi, oppure lanciarsi in un'apologia controcorrente e provocatoria? Beh, non vorremmo deludere nessuno, ma abbiamo cercato di essere obbiettivi, e di badare alla sostanza del disco. Il che non è semplice: come sanno benissimo i fans, la musica è solo una parte del prodotto Spice Girls, ed è il disco stesso a ricordarcelo, accludendo un gustoso catalogo di prodotti che hanno pari dignità rispetto al Cd o alla cassetta. Grazie al modulo accluso, potete infatti ordinare macchine fotografiche Spice, ben tre orologi (spicca la versione "girl power"), magliette, diversi tipi di tazze per la vostra spice-breakfast, e
via dicendo. In ogni caso, il disco presenta due anime. Le Spice si dividono, con una
certa equità, tra due coppie di autori-musicisti-produttori: gli Absolute, che conferiscono al loro lavoro un gusto retro-Wham (beh, le radici del fenomeno sono quelle) e la coppia Stannard-Rowe. I primi firmano "Stop" e "Too much", semplici con raffinatezza e piuttosto gradevoli, Jacksoneggianti (più nel senso di Janet che di Michael); i secondi pigiano l'acceleratore su atmosfere più artificiose e inconsistenti ("Spice up your life", "Never give up the good times") ma molto colorate, necessarie a
conferire maggiore evidenza al prodotto. Sorprende la poca attenzione alle mode del momento, a sonorità jungle o altri giochi di prestigio. Sembra un po' di risentire la Madonna di TRUE BLUE, alla ricerca di un suono pop per tutte le stagioni, svincolato dalle mode del periodo. Non a caso, proprio come insegna Miss Ciccone, c'è il tributo agli ascoltatori ispanici ("Hasta manhana, viva forever").
Ovviamente le cinque cantano a turno, e nel CD non viene indicato nessun tipo di primato in un pezzo o nell'altro. Meglio così, perchè un paio di loro sembrano dotate anche di qualche dote vocale, mentre le altre si mascherano astutamente nel coro o in simil-rap che ne attenuino i problemi. Ansiosamente cerchiamo nei testi qualche curiosità da segnalare, ma da questo punto di vista, il marketing non concede nulla: è ammirevole come tutti i modi di comunicare "Spice up your life" siano utilizzati. Compare perfino, ripetuta ossessivamente, la parola "generation", ma non siamo
dalle parti di Pete Townshend: il vocabolo è libero di vagare decontestualizzato, ripetuto senza un perchè in "Move over". Forse si tratta di un sottilissimo messaggio, che sottolinea che le Spice si ergono a paladine di una generazione che si fa picca di essere una generazione punto e basta, senza essere "beat" nè "X", nè "pulp" nè "shampoo"... Sarebbe già carino, ma forse è una mera speranza. La sensazione è che anche le parole-chiave siano scelte come in uno spot pubblicitario, rispondendo
alla domanda: "cosa dobbiamo comunicare?" Solo nella conclusiva "The lady is a vamp" compare un manifesto più dettagliato, sul quale vale la pena di soffermarsi. Ci viene detto che Elvis e Ziggy Marley (chissà perchè) non sono male, ma il tributo d'amore va a "power-girls" come le Charlie's Angels, le Supremes, Twiggy, Jackie Onassis, Marilyn Monroe, Sandy Denny (toh), delle quali si considerano le continuatrici: "Scary, Baby, Ginger, Posh, Sporty, ora tocca a noi". Bella lì. Finito il disco, nonostante lo sforzo degli Absolute, sembra di trovarsi di fronte a un disco prodotto per sostenere la Barbie o i telefilm interpretati da Cristina D'Avena qualche anno fa: la musica c'è ma è solo uno degli aspetti dello Spice World; è un pretesto per arrivare al target in un mondo in cui essere una poPstar è il mestiere più figo del mondo, specie se si è femminucce e non si gioca a calcio. Rimane la curiosità di sapere, quando le cinque si scioglieranno (il prodotto non è programmato per reggere altri tre anni; i Take That in questo senso avevano qualche chance in più dal punto di vista artistico), chi di loro insisterà con la musica, chi farà qualche filmetto e chi si limiterà a godersi il malloppo.

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