«LIVE AT THE BUDOKAN - Chic» la recensione di Rockol

Chic - LIVE AT THE BUDOKAN - la recensione

Recensione del 04 giu 2008

La recensione

La sera del 17 aprile 1996 gli Chic salirono sul palco del Budokan di Tokyo per il loro ultimo concerto, ma ancora non lo potevano sapere perché il futuro, al contrario del passato, non è scritto. Il giorno seguente Bernard Edwards, il bassista della band, morì a causa di un problema polmonare. Bernard Edwards era conosciuto, per lo più, come il secondo cognome della coppia di autori Rodgers-Edwards. Il primo era Neil Rodgers: il frontman.
Il basso di Bernard Edwards ha avuto un’importanza fondamentale non solo per gli Chic ma per lo sviluppo della musica nera a partire dalla metà degli anni settanta, quando si iniziarono a navigare i mari ancora poco esplorati della Disco, genere che ebbe i confini definiti e mappati proprio dagli Chic. Il suono di quel basso è la colonna portante di canzoni come “Le freak” (ancora oggi il singolo più venduto nella storia della Warner Music) oppure di “We are family”, interpretata e portata al successo dalle Sister Sledge ma uscito dalla penna e dalle corde del sodalizio Rodgers-Edwards.
“Live at the Budokan” è composto da un cd e da un dvd. Il cd contiene tutta la magia dell’immaginazione, quella che ci fa pensare e sognare gli eroi sempre giovani e belli. Quell’immaginazione che non ha freni quando leggiamo un romanzo avvincente e diamo il volto che più desideriamo ai protagonisti. Il dvd unisce le immagini alla musica e ci svela, pietosamente, che gli eroi non sono sempre giovani e belli, e i protagonisti di quel romanzo tanto avvincente quasi mai hanno il volto che abbiamo dato loro. Mai giocare con i sentimenti è una regola incisa nella pietra che non andrebbe mai trasgredita.
Cd vs Dvd uno a zero e palla al centro.
Ma il dvd non ci sta a perdere e si prende la rivincita, quando, verso la fine dei quindici minuti di “Chic cheer”, la lunga session durante la quale mister Neil Rodgers, da buon padrone di casa, presenta tutti i suoi collaboratori regalando loro la luce della ribalta e il meritato applauso del pubblico pagante, viene introdotto dalle parole “…my partner in music…my partner in life…on funky bass Bernard Edwards”…ecco, in quel momento non si può fare a meno di pensare che tempo una sola giornata e quel signore timido e composto non ci sarà più. In quel momento entrano nuovamente in gioco i sentimenti e quella sacra regola che non andrebbe trasgredita.
Nell’ora abbondante di musica che viene proposta nei due dischetti c’è tutta l’essenza di questa band le cui intuizioni sono ritrovabili e riscontrabili ancora oggi nel pop come nell’hip hop, per non dire dell’ r’n’b.
Le danze – è proprio il caso di dirlo – sono aperte dal funky irresistibile di “Do that dance” che anticipa l’entrata sul palco delle Sister Sledge con la doppietta “He’s the greatest dancer” e “We are family”, insuperabile masterpiece del genere disco, una di quelle canzoni che potrebbero non finire mai (e infatti per una decina minuti viene da pensare che possa non finire mai). “Dance dance dance” e “I want your love” sono un tuffo a ritroso sino alla New York del leggendario Studio 54, “Good times” sconfina in “Rapper’s delight”, il mantra della Sugarhill Gang che non è certificato sia il primissimo brano rap inciso nella storia ma è sicuro che da quel seme è fiorito uno splendido albero chiamato hip hop – per ulteriori referenze: http://www.rockol.it/wiki/pagina/Rapper%27s_delight
Poi arrivano le note di “Le freak”, il cocktail che nessun party degno di questo nome da trent’anni a questa parte si può permettere di dimenticare, in questa serata giapponese è contaminata da un solo della bollente chitarra rock di Slash. A seguire “Chic cheer” ed è quasi ora di chiudere. Per sempre.


(Paolo Panzeri)

TRACKLIST

01. Do that dance
02. He’s the greatest dancer (with Sister Sledge)
03. We are family (with Sister Sledge)
07. Le freak (with Slash)
09. Just one world
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