«VAMPIRE WEEKEND - Vampire Weekend» la recensione di Rockol

Vampire Weekend - VAMPIRE WEEKEND - la recensione

Recensione del 20 mar 2008 a cura di Ercole Gentile

La recensione

A volte capita di trovarsi al posto giusto, nel momento giusto. Una combinazione di elementi spazio/temporali tanto semplice (e forse inconscia), quanto complicata da realizzare.
Succede anche con la musica, talvolta. Il primo caldo, la primavera alle porte, i fiori che iniziano a spuntare, un’armonia di rinascita ovunque: in quel momento servirebbe proprio un sound fresco, allegro, di quelli che fanno battere il piedino sul pavimento, magari anche originale. Questa volta al momento giusto (la primavera) e nel posto giusto (le cuffie) sono arrivati i Vampire Weekend.
Il giovane quartetto newyorkese, salito anch’esso alla ribalta grazie alla rete, ci viene presentato dall’etichetta XL, nuova casa dei Radiohead, fucina di talenti come Adele e M.I.A. e già dimora di White Stripes e Devendra Banhart.
La musica dei Vampire Weekend è indie-rock, ma contaminato da una freschezza nuova, proveniente dagli strumenti tipici del continente africano e dei caraibi: percussioni, maracas, chitarrine, organo e quant’altro.
Ottimi esempi di quanto si sta affermando sono il primo singolo “Mansard roof” (quello che ha fatto conoscere i quattro ragazzi della Columbia University al mondo indie degli Usa), con la sua tribale batteria lo-fi (presente praticamente in tutto il disco) ed una veloce chitarrina africana; “Oxford Comma” a base di organo, andamento percussivo, sognante chitarra e ritornello tipicamente indie-rock; “Cape cod Kwassa Kwassa” con i suoi ritmi rilassato/caraibici ed una critica al lifestyle modaiolo finto etnico (“Is your bed made? Is your sweater on?Do you want to Like you know I do. But this feels so unnatural, Peter Gabriel too”). O ancora “M79” con i suoi giocosi violini impazziti e cori e “The kids don’t stand a chance” con un accattivante organo reggae di sottofondo, violini e tribal drum.
Altri brani sono invece meno “contaminati”, maggiormente indie-rock, ma altrettanto piacevoli, come “Campus”, dedicata appunto alla vita del college, “I stand corrected” e “Walcott”, il nome del protagonista di un cortometraggio girato dalla band, una storia di vampiri dalla quale ha preso il nome anche il gruppo.
Menzione a parte per “A-punk”, secondo travolgente singolo che miscela quanto detto sopra con un travolgente ritmo punkeggiante, creando un’ irresisitibile e folgorante scheggia sonora.
Insomma questi Vampire Weekend sono la dimostrazione che anche nell’indie-rock più “modaiolo” è possibile trovare spunti freschi ed originali, basta sapere (ed aver voglia di) cercare e la musica africana è sicuramente un ottimo baule nel quale spulciare.
Quindi via il maglione pesante, si aprano le finestre e si lascino entrare i Vampiri...non solo per un weekend, ma per (almeno) tutta la primavera.

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