«SKYBOUND - Tom Baxter» la recensione di Rockol

Tom Baxter - SKYBOUND - la recensione

Recensione del 08 apr 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Quando si dice che l’arte supera la realtà. La realtà di Tom Baxter è una carriera da cantautore iniziata nel 2004 con “Feather and stone”, disco pubblicato dalla Sony in Inghilterra, nel 2004: il disco ottiene buone recensioni e un discreto airplay radiofonico. Le vendite non vengono però ritenute sufficienti dall’etichetta, che scarica Baxter.
Ed ecco allora che entra in gioco l’arte, a dare una mano alla realtà: Baxter decide di autoprodursi il secondo album e riesce a finanziarselo con la sua seconda attività, quella di pittore. Realizza un quadro per ogni canzone che ha scritto, lo vende, e copre le spese di realizzazione di questo “Skybound”.
E’ stato un buon investimento: il disco è recentemente andato in testa alle classifiche irlandesi. Da quelle parti, molto più che nella sua Inghilterra, hanno la vista lunga e le orecchie attente a scoprire nuovi cantautori e nuove band, prima che altrove. Il successo di un altro inglese, David Gray, è partito da lì.
Baxter è un cantautore atipico, in realtà. Dimenticatevi David Gray, o Damien Rice (irlandese). Baxter assomiglia di più a Tim Buckley, o a Van Morrison (pur senza avere l’estensione vocale di entrambi) per come riesce a partire da una canzone chitarra e voce ed arrangiarla con swing, jazz, persino qualche influenza sudamericana, qua è là. La canzone che dà il titolo al disco, “Skybound”, da sola vale il consiglio di questo album, con i suoi sei minuti e passa di progressione implacabile e stupenda.
Lontano dalle smancerie di James Blunt, il cantautore di maggior successo degli ultimi anni, Tom Baxter non sarà un genio ma ha dalla sua una personalità che sembra mancare a molti coetanei che frequentano generi simili. Cosa gli manca? Un po’ di fortuna, più che altro: piazzare la canzone in qualche serie televisiva che lo aiuti ad esplodere. Un buon singolo c’è già, la dolce “Better”, ma attorno c’è anche la sostanza di un album intero che vale la pena ascoltare dall’inizio alla fine.

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