«ROBBERS AND COWARDS - Cold War Kids» la recensione di Rockol

Cold War Kids - ROBBERS AND COWARDS - la recensione

Recensione del 20 dic 2007 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

E' veramente difficile intuire il motivo per cui, uno dei gruppi che più si sono distinti sulla scena musicale mondiale, siano stati quasi totalmente ignorati nel nostro Paese.
Stiamo parlando dei Cold War Kids, band californiana che, durante quest'ultimo anno, è diventata con il tempo un vero caso discografico e di pubblico inanellando diversi sold out con il suo tour mondiale.
Tour che non ha neppure sfiorato il nostro Paese, dove il loro nome è stato solo trattato dalla stampa specialistica e su queste pagine (nell'area Selected).
Il motivo per cui i Cold War Kids si sono guadagnati un ruolo importante nell'anno musicale che si va a concludere è un disco intenso e originale intitolato "Robbers and cowards".
Un vero calderone dove sono stati immersi rock, blues, soul, richiami all'hip hop e al gospel, i racconti di vita dal gusto Carveriano e la voce di Nathan Willett che, in più di un'occasione, pare posseduta dal fantasma di Jeff Buckley.
"We used to vacation", oltre ad essere il brano che apre il disco, è anche il più rappresentativo di questa giovane band: un blues sincopato che accompagna il racconto di un padre di famiglia che manda i figli a letto, promette a loro e alla moglie di non toccare mai più dell'alcool, anche se all'ascoltatore sussurra che sono parole belle ma che, con il tempo, scompariranno.
Non scompariranno però le altre canzoni di questo disco, che proseguono su un terreno sempre pieno di sorprese come il soul-rock di "Hang me up to dry" e "Hair down", la barocca "Passing the hat" e "Sant John" che mescola il gospel con il rap su una base di piano e percussioni varie.
Un tale mescolanza di riferimenti musicali potrebbe risultare stucchevole, ma il sound scarno ma coinvolgente dei Cold War Kids riesce a creare un filo conduttore tra le varie canzoni di questo album. Un disco che si scopre un po' alla volta senza patire i reumatismi del tempo anche dopo un anno dalla sua pubblicazione.

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