«PLAY IT AS IT LAYS - Patti Scialfa» la recensione di Rockol

Patti Scialfa - PLAY IT AS IT LAYS - la recensione

Recensione del 21 set 2007

La recensione

Patti Scialfa è una educata ragazza di cinquantatre anni che, come si può leggere nel libretto d’accompagnamento al cd, non manca di ringraziare i tre figli – Evan, Jessica e Sam – per averle concesso il tempo necessario per lavorare a questo suo progetto discografico. Non manca di ringraziare “The Whack Brothers Rhythm Section” – così si sono battezzati Clifford Carter, Steve Jordan, Nils Lofgren, Willie Weeks e Bruce Springsteen –, che l’ha accompagnata in questa avventura, per avere donato un così magico “groove” musicale alle sue canzoni. E non manca, infine, di ringraziare il cielo per essere una ragazza talmente fortunata da poter godere di tutto ciò.
Come noto la fortuna è ingrediente indispensabile per la buona riuscita di qualsiasi impresa, ma la sola fortuna può non bastare. Può non bastare avere una splendida famiglia e una splendida band per dare alle stampe un lavoro della qualità di “Play it as it lays”. Dieci canzoni scritte e interpretate da una cantautrice nel pieno della maturità artistica che vive con l’eterna maledizione di essere additata come “la donna del capo”.
Il CD si apre con “Looking for Elvis”, incalzante (e struggente) ballata che pesca a piene mani dall’epica del mito nell’immaginario americano, come indica chiaramente il titolo e come viene confermata dalla presenza, nel testo, di parole care a tale mito quali: illusions, dreams, charity, faith fino alla esplicita richiesta “I’m looking for something to rock my soul”. Nella seguente “Like any woman would”, Patti, come Aretha, chiede rispetto e rivendica il diritto delle donne di avere la possibilità di essere ciò che vogliono. “Town called heartbreak” musicalmente, come ha dichiarato lei stessa, ha uno stile molto “Creedence” e questa storia di una coppia dalla difficile relazione viene interpretata da una voce piacevolmente roca e grintosa.
In “Play around” il flirt è tra voce e tastiere, tra soul e R’n’B. Mentre “Rainy day man” allegra e solare anticipa “The word”. Qui la cantante duetta con una slide guitar mentre parole al rafano descrivono un fallimento che spezza il cuore.”Bad for you” si è cibata delle stesse ottime zuppe della prima Rickie Lee Jones. “Run run run” è dedicata a Shirley Muldowney, a detta di Miss Scialfa la più grande pilota di automobili di tutti i tempi - evidentemente benzina e pistoni devono essere una passione di famiglia -, ed è il brano più rock dell’intero cd.
Quasi in coda il brano che dona il titolo all’album, titolo ispirato da un romanzo di Joan Didion (una scrittrice che vi raccomandiamo). E’ la traccia più riuscita del disco e ben ne riassume tutte le tematiche.
Il terzo album di Patti Scialfa – il suo migliore - è dedicato all’universo femminile dal maturo e consapevole punto di vista di una ragazza di cinquantatre anni dalla particolare sensibilità umana e artistica, proprio per questo motivo voglio consigliarne un attento ascolto all’universo maschile.


(Paolo Panzeri)
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