«IL VUOTO - Franco Battiato» la recensione di Rockol

Franco Battiato - IL VUOTO - la recensione

Recensione del 23 feb 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Negli ultimi anni la discografia di Franco Battiato si è fatta irregolare: un paio di live, qualche raccolta (editata dalle "vecchie" etichette), i due dischi di cover “Fleurs”. Questo perché Battiato è un irregolare della musica italiana, e lo dimostrano il suo ormai noto ondeggiare tra musica popolare e colta, tra musica e altre arti (il cinema, sopratutto, negli ultimi tempi.
Inevitabile, quindi, che un disco “regolare”, di nuove canzoni inedite, susciti più aspettative di altre pubblicazioni. Tanto più quando il disco è un ritorno, alla Universal: una delle tre major discografiche frequentate da Battiato nella sua lunga carriera insieme a Emi/Decca e a Sony/Bmg. La Universal è stata la casa di alcuni dei dischi più amati di Battiato, su tutti “L'imboscata”.
“Il vuoto” è un disco che rispetta le aspettative, nel bene e nel male. E' un disco dal suono più omogeneo e meno sperimentale di altri album di inediti, che “impasta” melodie tradizionali, elettronica, rock, orchestrazioni. La title track, nonché primo singolo, è il miglior esempio di questo impasto: un buon ritmo, melodie, voci e lingue che si sovrappongono, esattamente ciò che si aspetta da Battiato, filosofia (“Vuoto di senso/senso di vuoto”) e popolarità. A questo si aggiunge un buon senso dello “scouting”, grazie all'apporto divertente e azzeccatto della rock band al femminilr MAB.
Nel resto del disco, però il gioco riesce meno, tra ballate che giocano più sul lato orchestrale (“Tiepido aprile”) e altre che recuperano maggiormente l'elettronica (“Niente è come sembra”, che è anche la canzone da cui prende il titolo il terzo film, la cui lavorazione è appena terminato). In sostanza, “Il vuoto” suona un po' come un disco di maniera: ben scritto, ben prodotto, ma tutto sommato senza grandi guizzi che non siano la title-track o alcuni passaggi, come il bel crescendo centrale di “Io chi sono?”. Il che non è necessariamente un male, perchè Battiato, che è e rimane un genio, ogni tanto ha la tendenza ad essere un po' troppo dispersivo. Qua ha la tendenza opposta: “Il vuoto” è un disco lineare, fin troppo per chi è abituato alle soprese che solitamente ci riserva il Maestro.

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