«RUDEBOX - Robbie Williams» la recensione di Rockol

Robbie Williams - RUDEBOX - la recensione

Recensione del 07 nov 2006

La recensione

Ci sono dischi che sono difficili da interpretare, forse perché non te li aspetti. “Rudebox” è uno di questi: perchè arriva a poco più di un anno dal disco precedente di Robbie Williams, perchè è stato annunciato a sopresa, e da un singolo strano come la title-track, con i suoi suoni electro e i suoi riferimenti agli anni '80. Insomma, un disco fuori dalla routine, che per un artista “multinazionale” come Robbie è fondamentale.
La prima tentazione, quindi, è di leggere questo album come un divertissment, uno sfizio che Robbie si è voluto togliere, facendo un'omaggio agli anni '80, incidendo alcune cover (una su tutte “Bongo bong and Je ne t’aime plus” di Manu Chao), e rendendo omaggio ai suoi miti (Madonna, Pet Shop Boys, David Bowie, citati direttamente o indirettamente nei titoli).
“Rudebox” è certamente questo, e in questo verso va preso. Ma forse è anche qualcosa di più: è il segno che all'artista non piace essere ingabbiato in modelli prestabiliti, non gli piace cantare all'infinito nuove versioni di “Angel”. L'avevamo già capito in passato, sopratutto con il disco tributo a Sinatra “Swing when you're winning”, che però era un progetto uniitario ed omogeneo.
Il pregio e il limite di “Rudebox” è invece la sua diversità, la sua eterogeneità: ci sono canzoni “alla Robbie” come viva “Viva life on mars”, omaggi quasi filologici al suono degli anni '80 (per l'appunto i due brani dedicati a Madonna e Pet Shop Boys, quest'ultima una cover dei My Robot Friend), ci sono canzoni che citano il “rap old school” o i Beastie Boys come “Rudebox” e che ti rimangono comunque appiccicate come un chewing gum anche se non hanno quasi un ritornello.
Il vero difetto di questo disco è la prolissità: sarà pure un disco fuori dagli schemi, ma 75 minuti sono veramente tanti, sopratutto con tutta questa quantità di idee. Ma forse la vera lezione è quest'ultima: la capacità di Robbie Williams di sapersi reinventare e stupire il proprio pubblico. In questo è veramente “pop” e insidia sempre da più vicino il trono della regina del genere, nonché il suo idolo, Madonna. La successione, ascoltando “Rudebox” sembra sempre più vicina.
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