«CIVILTA' SPETTACOLO - Rino Ceronti» la recensione di Rockol

Rino Ceronti - CIVILTA' SPETTACOLO - la recensione

Recensione del 05 nov 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Si può fare pop in italia, senza inseguire le radio, le televisioni, senza scendere al minimo comun denominatore? Si può fare pop, citando chi oltremanica e oltreoceano l'ha fatto senza paura di esssere popolare, ma rimanendo italiani?
Si può: lo fanno Riccardo Del Monaco e Alessandro De Angelis, in arte Rino Ceronti, con questo loro esordio discografico, “Civiltà spettacolo”, che unisce i Beach Boys a Rino Gaetano, l'elettronica al piano, il cantautorato alla melodia italiana.
Suona strano? Si, ma suona: sentitevi “Giornata solare”, la canzone che i Rino Ceronti avevano pubblicato un paio di anni fa, con quei coretti quasi californiani bagnati in quella salsa mediterranea che ci aveva insegnato a cucinare il compianto cantante di Crotone.
“Civiltà spettacolo”, con qualche alto e basso, mantiene le promesse di quella canzone: un disco appunto solare con canzoni scritte bene e prodotte elegantemente (la mano è quella di di Livio Magnini - Bluvertigo, Jetlag). E' un disco che, si sente, paga qualche debito alla scuola romana (Silvestri, Fabi, eccetera), in canzoni come “Era il '72”. Ma d'altra parte, i due Rino Ceronti sono della capitale, anche se hanno girato parecchio e solo recentemente si sono ritrovati da quelle parti. Con ironia tipicamente romana dedicano a Milano, dove De Angelis ha lavorato per anni, una delle loro canzoni migliori, “Addio Milano”. Ma a Roma non si fermano, guardano altrove, cerca orrizonti più ampi, magari giocando con la dance (“Teleparenti”) o al jazz rock stile Steely dan e alla disco anni '80 (“Inviterò tutti i miei amici”)
Il tentativo può dirsi meritorio, e in larga parte riuscito: “Civiltà spettacolo” è un disco divertente e divertito senza essere caciaraone, che esce dagli schemi consolidati del ripetitivo pop italiano.

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