«MORPH THE CAT - Donald Fagen» la recensione di Rockol

Donald Fagen - MORPH THE CAT - la recensione

Recensione del 06 apr 2006

La recensione

C’è da dire che questo genere, che vanta numerosi tentativi di imitazione, l’ha inventato Donald Fagen. Insieme a Walter Becker negli Steely Dan ha coniato questa mistura tra rock e jazz/fusion che non ha eguali, e che ha generato schiere di fedelissimi fan. Questo genere, Fagen, l’ha portato al suo apice con il primo disco solista, il “mitico” “The nightfly”, a cui seguì un lungo silenzio e un lungo blocco dello scrittore. Dopo una seconda prova solista, “Kamakiriad” (1993) e dopo il ritorno in pista degli Steely Dan tra fine anni ’90 e inizio 2000, Fagen torna a chiudere la trilogia solista.
“Morph the cat” si richiama dichiaratamente a quel mondo: la copertina in bianco e nero ricorda quella di “The nightfly”: là in veste di DJ notturno, qua seduto di fianco ad una scrivania ingombra, ma sempre accigliato, sempre in bianco e nero. E la promessa si ripete nelle tracce del disco, che appunto si rifanno a quello stile, senza sostanziali variazioni.
Fagen se lo può permettere, perché quel suono è suo e solo suo: i ritmi sincopati, l’incrocio tra chitarre e fiati, la voce un po’ strascicata e blues sono il suo marchio di fabbrica e “H gang” riporta nostalgicamente ai tempi di “New frontier”, almeno nel “concept”.
Un caso di autocitazionismo? Non proprio, perché Fagen ha talento e sensibilità per rifarsi senza copiarsi pedissequamente. Forse, solo, con il tempo perde in freschezza, magari acquistando in precisione. Il risultato - e questo è sempre stato il limite della musica di Fagen, da solo o in coppia – è impeccabile ma un po’ freddo. Solo ogni tanto infila qualche accenno che lo fanno uscire – leggermente – dal seminato. In “What I do” le schitarrate iniziali e la linea melodica ti fanno pensare per un attimo a Neil Young. Ma è solo un attimo, perché poi il piano elettrico ti riporta immediatamente sul suo terreno, che è quello che Fagen sa frequentare meglio.
Insomma, “Morph the cat” è un disco che parla ai convertiti: ottimo, ma diretto ad un pubblico che già conosce questo linguaggio e lo vuole sentire usare senza deviazioni in altri territori. Difficile che guadagni altre persone alla nobile causa del jazz-rock, ma Fagen sembra esserne conscio e – giustamente – va per la sua strada.

(Gianni Sibilla) .
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.