«DOLCI FRUTTI TROPICALI - Pacifico» la recensione di Rockol

Pacifico - DOLCI FRUTTI TROPICALI - la recensione

Recensione del 28 feb 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono dischi che sono perfettamente rappresentati dalla copertina. E’ raro, ma non impossibile, che l’immagine non sia un semplice elemento di “packaging”, ma un valore aggiunto e integrante della musica: è il caso di “Dolci frutti tropicali”.
Il terzo album di Pacifico può vantare un disegno di Tanino Liberatore: ed è un triplo vanto, perché l’inventore di Ranxerox è un nome quasi mitologico nel fumetto, e perché prima aveva disegnato solo per Zappa. Ma soprattutto perché ha confezionato un’immagine bellissima ma ingannevole, con il doppio fondo, come la musica di Pacifico: una bella donna in costume su uno sfondo marino, che in realtà è un cartellone stradale cittadino.
La musica di questo disco gioca sullo stesso inganno: a partire dal titolo, che fa pensare a chissà quale tropicalismo. Invece è un’insieme di canzoni apparentemente “leggere” (“Musica leggera” era il titolo del disco precedente – vedi recensione), ma che invece parlano di fuga, dello scappare dalla città oppressiva. E infatti Pacifico l’ha scritto al mare, in seconde case altrui, quasi confezionando un “concept album”.
La scrittura: è questo il punto forte di Pacifico, che non a caso è stato spesso chiamato a comporre per altri (da Celentano a Bersani, che ora rende il favore cantando in “Da qui). La scrittura insieme al gusto per l’arrangiamento, che gioca tra soluzioni tipicamente cantautorali e sperimentazione elettronica. Quando questi elementi si equilibrano vengono fuori dei piccoli capolavori, come “L’inverno trascorre”. Il punto debole di Pacifico è la voce esile, che in alcuni casi non rende giustizia alle canzoni: ma la bravura di Pacifico sta anche nel trasformare quello che può essere un difetto in un tratto distintivo.
“Dolci frutti tropicali” dimostra, se ancora ce n’era bisogno, come la musica di un cantautore può essere leggera e pensata contemporaneamente. A doppio fondo, appunto: piacevole e disponibile ad un ascolto d’intrattenimento, ma contemporaneamente profonda senza essere pesante.

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