«APPLE VENUS - VOL.1 - XTC» la recensione di Rockol

XTC - APPLE VENUS - VOL.1 - la recensione

Recensione del 12 mar 1999

La recensione

Ridotti ai soli Andy Partridge e Colin Moulder - visto che Dave Gregory ha pensato bene di togliere il disturbo prima dell’inizio delle registrazioni - gli XTC tornano con un nuovo album dopo un silenzio discografico che durava da sette anni, di cui cinque trascorsi in un silenzioso sciopero della ‘musica’ ai danni della loro precedente etichetta, la Virgin Records. C’è da dire che il tempo perduto è brillantemente recuperato da questo lavoro, che assembla le partiture semi-perfette di un album a metà strada tra pop e orchestralità applicata (al pop), pieno di canzoni e di raffinatezze a livello d’arrangiamento da lasciare senza fiato. L’album si apre proprio con un saggio di stile, "River of orchids", insieme inscindibile di voci e pizzicato d’archi sostenuto ad un ritmo vorticoso, mentre le successive "I’d like that" e "Easter theatre" non si risparmiano e mettono l’ascoltatore di fronte a tutto il talento pop che gli XTC sono capaci di esprimere. Risultato di sessions che duravano da diversi anni, assemblato scegliendo tra spunti musicali vari e leggiadri, "Apple Venus vol.1" - di cui è annunciato per l’autunno un secondo volume - è un condensato di pop magistrale con qualche citazione di malinconie ‘progressive’, come mette bene in mostra "Knights in shining karma", brano dai delicati intrecci di chitarra memori di "For absent friends" dei Genesis e dalle voci che rievocano i tempi magici di quella musica. Un album in cui ancora una volta gli XTC riescono a riassumere tutto il loro splendido mondo pop, passando dal vaudeville beatlesiano di "Frivolous tonight" a citazioni orientaleggianti ("Green man"), da intuizioni melodiche e orchestrali che avrebbero fatto impallidire i migliori Beach Boys (il finale di "Your dictionary"), il tutto passando attraverso momenti ‘weird’ come nella loro migliore tradizione, in cui, con un semplice cambio d’atmosfera, ciò che era ilare e giocoso diventa all’improvviso inquietante e oscuro. Da citare il brano che chiude l’album, "The last balloon", forse il migliore. Tra le uscite del 1999 "Apple venus vol.1" è sicuramente una delle più importanti.
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