«BALLADS FOR LITTLE HYENAS - Afterhours» la recensione di Rockol

Afterhours - BALLADS FOR LITTLE HYENAS - la recensione

Recensione del 31 gen 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Poteva essere un’arma a doppio taglio, questo disco. Non è andata così, per fortuna e per merito degli Afterhours. “Ballads for litlle hyenas” è la versione inglese di “Ballate per piccole iene”, uscito nella primavera dello scorso anno, già di per sé un gran bel disco, e già di per sé “internazionale” grazie alla co-produzione di Greg Dulli (ex-Afghan Whigs, Twilight Singers). Il disco, in questa nuova versione ricantata, rimixata e rimasterizzata, viene pubblicato in Europa da One Little Indian (casa discografica dei Twilight Singers, per l’appunto) e ora anche in Italia da Mescal; a marzo uscirà pure negli Stati Uniti.
“Ballads” è un gran bel disco di per sé, e rispetto al suo originale. Certo, se uno legge i titoli in inglese, spesso traduzioni letterali di quelli italiani come la title-track, si può essere fuorviati: ecco un altro gruppo che prova la carta dell’inglese, senza averne padronanza.
Ma no, con gli Afterhours questa cosa non era possibile: hanno iniziato cantando in inglese, e anche con le cover “straniere” che spesso cantano dal vivo se la cavano egregiamente. E ascoltando le tracce di questo CD (le stesse di “Ballate”, con l’aggiunta di una cover di “The bed” di Lou Reed in duetto con Dulli) bisogna fare i complimenti a Manuel Agnelli: la sua interpretazione è davvero convincente. Non sembra italiano, ed è il miglior complimento che gli si possa fare per un disco come questo.
Agnelli, reinterpretando questi brani in un’altra lingua, conserva tutta la sua rabbia ed espressività. Merito, dicono le note, del team che lo ha affiancato nella reincisioni delle voci, a partire da Davey Ray Moor (ex-Costeau, sempre più di casa in Italia) e John Parish. Forse qualcosa si perde nelle traduzioni, che sono fedeli almeno nel senso, senza essere letterali (cosa ovviamente impossibile in qualsiasi traduzione, men che meno in quella di una canzone, dove va rispettata anche la metrica imposta dalla base musicale). Certo, qualcosa si perde: così il verso più bello del disco, “Tra piccole iene anche il sole sorge solo se conviene”, diventa “Little sweet hyenas, conveniently tame/ Bittersweet hyenas never far away”. Ma queste sono menate da “recensore”, soprattutto se si pensa che - come ha raccontato recentemente lo stesso Agnelli, diverse canzoni del disco erano nate originariamente in inglese; l’importante è che il l’interpretazione sia convincente, e in questo caso lo è.
Insomma, onore agli Afterhours, che con questo disco dimostrano che, ogni tanto, in Italia riusciamo a non essere provincia dell’impero musicale. Rimane da vedere l’accoglienza che avrà nei paesi in cui verrà pubblicato, ma questa è un’altra storia: per raccontarla ci vuole tempo, e pazienza.

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