«AERIAL - Kate Bush» la recensione di Rockol

Kate Bush - AERIAL - la recensione

Recensione del 24 nov 2005

La recensione

Dodici anni di silenzio, e tutti a immaginarsi chissà quali turbamenti dell’animo, esaurimenti nervosi e crisi di personalità. Macché, racconta il giornalista Tom Doyle, l’unico ad aver avuto il privilegio di intervistarla in occasione del clamoroso ritorno. Kate Bush s’è messa a far la casalinga, tra un bimbo da crescere e una casa da riordinare, senza tata e senza donna di servizio, e il disco nuovo è diventato una tela di Penelope che lei stessa ha temuto di non riuscire mai a portare a termine. Eccolo, finalmente, e il vissuto che gli sta alle spalle ha lasciato un segno ben visibile. Vita domestica e affetti familiari fanno da sfondo e cornice a molte canzoni e il figlioletto di sette anni, Bertie, è presente ovunque: in foto, con i disegni infantili riprodotti nel libretto, con la vocina tenera e in una canzone a lui intitolata che sembra una danza di corte del Seicento. Ma siccome è della maga del pop esoterico che stiamo parlando, succede che anche tra le faccende di casa e le banalità del quotidiano si intrufolino il magico e l’arcano. E che persino in un peana alla lavatrice (una prima assoluta, crediamo, nel mondo della canzone: il pezzo, “Mrs. Bartolozzi”, sfoggia un titolo da romanza d’altri tempi) si animi un mondo sotterraneo e sensuale, il “Sensual world” già evocato in un vecchio disco omonimo: “Li guardavo volteggiare/La mia camicetta avvolta intorno ai tuoi pantaloni”, mentre un alito di vento anima una camicia appesa allo stenditoio come se fosse ancora indossata dalla persona amata, e il lavaggio diventa una filastrocca alla Mary Poppins di suoni onomatopeici, “slooshy sloshy slooshy sloshy…”
Si sarà capito che questo non è un disco come gli altri. Basterebbe l’inizio, quell’ode a Elvis (“King of the mountain”) che suona già come musica di un altro mondo, battito elettronico, chitarra elettrica in levare e la citazione wellesiana di Rosebud: il re del rock&roll accomunato al Citizen Kane nel tragico passaggio dall’altare alla polvere. E che dire allora del pezzo successivo, in cui Bush snocciola ipnotiche sequenze numeriche inneggiando alle magiche proporzioni del pi greco sulle cadenze di una ballata dal sapore progressive (all’organo Hammond c’è Gary Brooker dei Procol Harum)? Tra musica e matematica c’è una relazione stretta, d’accordo, ma è come se la signora prendesse quasi alla lettera la sfida di cantare il proverbiale elenco del telefono…Stanno tutte sul primo Cd a tema “acquatico”, mentre il secondo è una suite fondata sull’elemento aereo. “Aerial”, appunto, è il titolo dell’opera; mentre “aerie” (o “eyrie”), spiega il dizionario inglese-italiano, è il nido del rapace: e i cinguettii, il linguaggio misterioso e ancestrale degli uccelli sono il filo rosso che ricorre in tutta la seconda parte del programma (la stessa copertina, come Rockol ha già avuto modo di sottolineare, è la riproduzione grafica dell’onda sonora prodotta dal canto del merlo). Bisogna essere ben predisposti, per affrontare questo viaggio in un mondo panteistico e animistico in cui una porta ne spalanca subito un’altra e un impalpabile rock reggae spiega “How to be invisible”, come diventare invisibili. Ci sono ospiti di nome come lo scomparso Michael Kamen, responsabile delle parti orchestrali, e Rolf Harris, attore cantante e personaggio televisivo che è un mito per gli inglesi degli anni ’60 e ’70 (australiano, qui suona il suo celebre didgeridoo e si ritaglia anche un breve cameo vocale). Ma a Kate, come un tempo a Laura Nyro, bastano voce e pianoforte per scombussolare il pentagramma seguendo un ritmo interiore tutto suo: e sono pause, sussurri, accelerazioni, sfuggenti quadretti impressionisti come la citata “Mrs. Bartolozzi” e “A coral room”, dedica accorata alla madre scomparsa sul filo di un’ispirazione surreale (“In una casa avvolta in una rete/ In una stanza piena di corallo/Vele alla finestra/Foreste d’alberi maestri”). Il secondo disco, aperto da un preludio e da un prologo, è pura pittura in musica, un affresco a olio con tante velature di suono e di colore, a tratti velleitario (c’è anche una svenevole strofa in italiano: tradotto malamente, tanto per cambiare) ma ricco di movimento e chiaroscuro. Tra uccelli che sembrano parlare e oceani notturni di “acqua lattea e velluta” la suite descrive cronologicamente il passaggio da un pomeriggio al tramonto, dalla notte all’alba successiva trascolorando dal jazz flamenco di “Sunset” (bel lavoro alla batteria di Peter Erskine, ex Weather Report) alla fusion pulsante di “Somewhere in between” mentre in “Nocturn” e “Aerial”, gli atti finali e risolutivi in cui acqua e aria, mare e cielo tornano a toccarsi, sembra di ascoltare la chitarra di Gilmour (primo mentore della Bush) e i Pink Floyd di certi passaggi di “The wall”. Ma è solo un flash, in un disco strano, sconcertante, ammaliante, unico. Musica dell’altro mondo, si diceva, davvero sospesa “da qualche parte tra il sonno e il risveglio”.
(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

CD 1: “A sea of honey”
02. Pi
03. Bertie
06. Joanni

CD 2: “A sky of honey”
01. Prelude
05. Sunset
06. Aerial tal
08. Nocturn
09. Aerial
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