«LET IT RIDE - Shed Seven» la recensione di Rockol

Shed Seven - LET IT RIDE - la recensione

Recensione del 09 set 1998

La recensione

Terzo album per gli Shed Seven, sempre più lanciati verso le vette delle charts inglesi dopo il grande exploit del loro secondo lavoro, "Maximum high", del 1996: "Let it ride" si pone come un album commercia(bi)le e ambizioso, visto che stuzzica il meglio del britpop inglese, vale a dire i Beatles, e si lascia altresì influenzare da alcuni personaggi chiave della musica d’oltremanica, primo fra tutti Paul Weller. Ma gli Shed Seven non disdegnano comunque qualche robusto richiamo all’epica rock americana, venando di sfumature roche un poprock altrimenti sin troppo levigato. L’album si muove così attraverso un condensato di melodie decisamente orecchiabili, orientativamente "bastarde" negli intenti ma in realtà più che tranquille all’ascolto, ma nondimeno piacevoli e sufficientemente intriganti. Di fatto il disco scorre via con piacere, lasciando emergere dopo alcuni ascolti delle buone canzoni come la title-track, "Half way home" e "Chasing rainbows". E’ da vedere se siano ancora i tempi opportuni per il britpop come questo, che rischia invece di aver segnato un po’ il passo, soprattutto nell’immaginario collettivo disseminato di Verve, Oasis, e i vari Embrace. Una cosa è sicura: su questo disco l’intento più che lodevole è se non altro quello di provare a elaborare con una certa originalità le amate/odiate fonti. Che poi non sempre ci si riesca dipende, forse, anche dalla grandezza, in termini di genio musicale, di quelle stesse fonti. Dopotutto se Paul Weller finisce ancora in copertina su NME un motivo ci sarà...

Track list

  • Return
  • Let it ride
  • The heroes
  • Half way home
  • Devil in your shoes
  • She left me on friday
  • A hole
  • Drink your love
  • Stand up and be counted
  • Chasing rainbows
  • Goodbye
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