«PREPARATIVI PER LA FINE - C.O.D.» la recensione di Rockol

C.O.D. - PREPARATIVI PER LA FINE - la recensione

Recensione del 02 giu 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Qualcuno si ricorderà dei C.O.D., perché come scrivono loro stessi nelle note di questo “Preparativi per la fine", si sono scavati un buco singolarmente profondo nel disco di tante persone. Era il 1999 quando uscì “La velocità della luce”, primo disco di questa band di Trento. Uno dei migliori esordi di rock italiano, secondo chi scrive, con il suo mix tra rock epico e dissonante allo stesso tempo, che citava i Marlene Kuntz ma guardava anche agli U2 e alle sperimentazioni sonore dei Radiohead.
Poi la band si è persa, dopo avere pubblicato solo un EP: contrasti con la casa discografica, e il purtroppo ordinario evolversi delle cose per molti gruppi, nel panorama musicale italiano.
“Preparativi per la fine” è il secondo disco della band, ed esce a sei anni di distanza dal primo. Si tratta i provini rifiutati dalla Virgin 2001, riadattati e rimixati, con l’eccezione di “Lowrenzo”, scritta e registrata nel 2003. Per questo si intitola “Preparativi per la fine”, perché è di fatto il testamento del gruppo, che farà qualche raro concerto presentarlo. Emanuele Lapiana, voce e chitarra, nel frattempo sta lavorando ad una nuova band, i Lovecoma.
Le 11 canzoni del disco confermano quanto di buono aveva fatto capire l’esordio, portandolo ancora più in là, se possibile. I C.O.D. hanno (avuto?) infatti una rara capacità di creare un impasto tra suoni elettrici ed elettronici, ora virando verso l’impronta U2 (come in “Tsunami (graziosamente)”, scritta ben prima del natale 2004), ora verso il pop-rock (“C.i.g.n.i.”), unendo suoni tradizionali (le chitarre) ad aperture più moderne. L’impasto solo in alcuni passaggi non convince del tutto (come i vocalizzi di “uno.cinque”, che sa molto di Peter Gabriel e della sua “Signal to noise”, ma senza la voce di Nusrat Fateh Ali Khan). Convince invece l'immaginario fatto di riferimenti precisi (la “Gioventù sonica” citata in “C.i.g.n.i.”, per fare un esempio) che legge bene le contraddizioni della società contemporanea (come in “Canzone contro di me”), con una forma di scrittura assolutamente personale. Forse, a differenza di altri gruppi italiani che hanno esordito altrettanto bene e che sono durati nel tempo, tutto questo ha dato vita ad una musica meno catalogabile, e meno “formattabile”. Ma questo non è necessariamente un difetto, anzi.
“Preparativi per la fine” provocherà” un misto di piacere e malinconia a chi conosceva “La velocità della luce”, mentre si farà apprezzare da chi ancora non conosce la band. Non è mai troppo tardi, si usa dire in casi come questo.

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