«COUNTING DOWN THE DAYS - Natalie Imbruglia» la recensione di Rockol

Natalie Imbruglia - COUNTING DOWN THE DAYS - la recensione

Recensione del 01 giu 2005 a cura di Giulio Nannini

La recensione

L’avevamo lasciata al mezzo flop di “White lilies island” e sembrava che i fasti di “Torn” (di quasi sette anni fa) fossero stati un fuoco di paglia. Con quella canzone la bella Natalie, dopo una carriera iniziata come modella e attrice (nella soap opera “Neighbours”), aveva dimostrato di avere le giuste credenziali per sfondare nel music business. Se il primo disco si realizza con la spontaneità di chi non ha nulla da perdere, il secondo sotto le pressioni di ripetere lo stesso successo, oggi la Imbruglia torna con un terzo album che lei stessa definisce “il giusto compromesso fra la mia crescita come songwriter e le aspettative del mercato”. E così l’artista australiana riparte alla ricerca di un nuovo tormentone, che trova in “Shiver”, dall’inciso orecchiabile e ruffiano, fatto apposta per piacere alle radio e a MTV. Ma manca l’effetto sorpresa che ebbe “Torn”. Adesso la ragazza è più smaliziata, la sua musica più prevedibile. E nonostante “Counting down the days” sia un lavoro ben confezionato (grazie soprattutto alla produzione di Ben Hiller – al fianco dei Doves e dei Blur in “Think thank”), stenta a decollare, affossato da canzoni di contorno troppo melense e alla continua ricerca di ripetere la formula di “Torn”. E’ il caso del brano di apertura, “Starting today”, ma anche di ballate come “I won’t be lost” e “Perfectly”, in cui gli ingenui testi che parlano di cuori infranti e di ragazze sedotte e abbandonate hanno una buona fetta di responsabilità.
La voce si è affinata e l’approccio alla scrittura è più consapevole. E questo si sente nella prima parte della title-track, affidata soltanto al pianoforte e alla voce. Altri buoni momenti dell’album arrivano con le delicate armonie di “On the run” – questa volta melense al punto giusto –, con il piglio rock di “Sanctuary”, scartata dal secondo album perché non piaceva ai discografici, con la soavità di “Satisfied”, composta dal marito Daniel Johns (ex Silverchair, ora a capo dei The Disassociatives) e della conclusiva “Honeycomb child”. Nel complesso un lavoro organico, dalle atmosfere troppo patinate, ma sicuramente migliore del secondo album, con un singolo azzeccato quale è “Shiver”, che servirà a rilanciare Natalie nel music business.

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