«REBIRTH - Jennifer Lopez» la recensione di Rockol

Jennifer Lopez - REBIRTH - la recensione

Recensione del 22 mar 2005

La recensione

La musica di Jennifer Lopez è rappresentata perfettamente dai primi secondi di questo suo quarto disco, “Rebirth”. Ovvero una frase musicale,un giro di sax ripetuto in maniera ossessiva: il risultato è contemporaneamente fastidioso (da far venire il mal di testa) e piacevole (da impararla e mettersi a canticchiarla senza accorgersene).
La frase, per la cronaca, è tratta un brano di James Brown, eseguito dal grande Maceo Parker, messo in loop, ed è un altro elemento tipico dei dischi di Jennifer Lopez: l’ossessione per la tecnologia, per un suono troppo pulito, perfetto, troppo perfetto per essere vero.
Il problema, con personaggi come Jennifer Lopez, è che non si sa quanto prenderli sul serio quando fanno musica (che sembra un’attività tra le tante delle loro poliedriche carriere). Putroppo loro si prendono maledettamente sul serio. Non fraintendiamoci, “Rebirth” è un disco formalmente perfetto: un suono curatissimo (appunto), con le citazioni “giuste”, e con le melodie giuste. Talmente perfetto da essere contemporaneamente odioso e piacevolmente impossibile da ignorare. Come “Get right”.
Jennifer Lopez è brava, in altre parole: brava a gestirsi, a scegliere le canzoni giuste e le persone giuste per inciderle (non è un caso che ovunque sul disco figuri anche come “Executive producer”).
“Rebirth”, davvero, non fa eccezione questa regola dell’infallibilità di J.Lo: sia quando canta del buon r ‘n’b, come in “Whatever you wanna do”, sia quando canta canzoni strappamutande come “Step into my world”, è indiscutibilmente brava.
Il problema è che è davvero difficile separare la sua bravura dalla coltre di autocompiacimento e sicumera che trasuda il cd, dalle foto (belle, bellissime, sicuramente troppo belle per essere vere), dal modo in cui insiste in ogni modo e in ogni momento sulla sua indiscutibile sensualità (per esempio con tutti quei sospiri nelle canzoni). Il problema è che J. Lo è una diva, chiaro. Il problema è che alla fine non si capisce più quanto lo fa e quanto ci è. Insomma, quanto J.Lo sia effettivamente una poliedrica artista, e quanto sia invece un elaborato progetto di marketing multimediale (i gossip, i video, i vestiti, i film, etc.) . Insomma, se vi piace il pop, e se siete bravi (perché bisogna essere bravi) a riuscire ad ascoltare questo disco senza pensare a tutto ciò che ci sta attorno, non vi deluderà. Se invete siete stufi di J.Lo, della sua onnipresenza mediatica, beh, girate alla larga.

TRACKLIST

03. Hold you down (con la partecipazione di Fat Joe)
06. I got u
09. I, love
12. Get right (con la partecipazione di Faboulous)
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