«HANG ON LITTLE TOMATO - Pink Martini» la recensione di Rockol

Pink Martini - HANG ON LITTLE TOMATO - la recensione

Recensione del 15 dic 2004 a cura di Giulio Nannini

La recensione

Dietro al nome di Pink Martini si cela un ensemble di musicisti virtuosi e versatili. Alla base della formazione ci sono Norman Leyden, direttore della Oregon Symphony Orchestra, e da Thomas Lauderdale, pianista diplomato ad Harvard di formazione classica. Incarnano perfettamente lo spirito e il glamour del music hall e il debutto “Sympathique” ha venduto oltre 650mila copie in tutto il mondo (300mila solo in Francia).
Il mix che offrono va dalla musica caraibica a chanson che sembrano uscire da un café parigino, melodie carnevalesche, latin jazz, rumba, cabaret e atmosfere classiche alla Satie o Kurt Weill. Canzoni dagli arrangiamenti a volte sofisticati, a volte rigorosi, ma anche immediate e così familiari. Tutto sembrerebbe provenire dall’Europa, e invece si tratta di un ensemble americano, più esattamente da Portland, nell’Oregon. Si potrebbe pensare ai Pink Martini come a degli archeologi della musica che raccolgono echi di melodie e ritmi provenienti da diverse parti del mondo rendendoli moderni. La loro è una musica universale che unisce con forza e energia le diverse sonorità delle percussioni, degli strumenti a corda e delle voci, e mescola le culture in un quadro sonoro esotico e sensuale. L’ensemble Pink Martini - composto da 12 musicisti - può essere collocato tra un’orchestra di danza cubana degli anni ‘30, un gruppo di musica da camera, una fanfara brasiliana e un film noir giapponese, tra atmosfere da locanda spagnola e da commedia musicale hollywoodiana.
Ispirandosi ai temi già affrontati nel loro precedente disco, il nuovo “Hang on little tomato” (il titolo si ispira ad una pubblicità per il ketchup Hunt tratta dalla rivista LIFE apparsa nel 1964), comprende canzoni in francese, italiano, giapponese, croato, spagnolo e inglese. “Una Notte a Napoli” è stata scritta con Alba Clemente, vedette italiana del cinema e della televisione degli anni ’70, mentre per la rilettura del brano giapponese “Kikuchiyo to mohshimasu” si sono avvalsi della collaborazione di Hiroshi Wada, chitarrista del gruppo che aveva scritto e pubblicato la canzone originale 40 anni fa. Album consigliato a chi ama canzoni raffinate, i dischi che spaziano fra diversi generi musicali e a chi non vuole rinunciare al passato senza apparire nostalgico. Basta ascoltare l’elegia sopraffina di “U plavu zoru” o il romanticismo dai bagliori struggenti della bossanova “Clementine”.

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