«VIDOMAR - Omar Pedrini» la recensione di Rockol

Omar Pedrini - VIDOMAR - la recensione

Recensione del 14 mar 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Omar Pedrini è musicista serenamente inquieto. Uno che vuole andare avanti, nonostante tutto e nonostante tutti. Ecco, perché a poco meno di un anno dall’annuncio della lunga pausa dei Timoria, lo ritroviamo con un disco solista "Vidomàr". Ed ecco perché questo disco è stato presentato sul palco del Festival di Sanremo, quel palco che – a detta dello stesso Omar – aveva affossato la band, che nel 2002 si classificò ultima con “Casa mia”. Questa volta Omar è arrivato 15° (su 22), ma ha fatto un'egregia figura all'Ariston: ha vinto il premio della commissione artistica per il miglio testo (aex-equo con Marco Masini) e, a detta di chi scrive, la sua era una delle due o tre canzoni migliori di un festival tutto sommato povero.
Per la cronaca “VidOmàr” non è l’esordio solista, perché Pedrini aveva già pubblicato “Beatnik” nel 1996, quando la sua band era ancora in pista. Ma ora che i Timoria non ci sono, Omar è libero. Libero di fare la musica che vuole, senza schemi. Ecco, ascoltando questo disco si ha la sensazione sentire di un uomo libero. Che suona la musica che vuole, e che in tutti questi anni non ha voluto o potuto fare. In “VidOmàr” c’è l’amore per gli anni ’70, già ampiamente dimostrato dagli ultimi Timoria. E c’è la passione per la musica nera, dal jazz al blues. Si sente nelle piccole cose (il delicato assolo jazzy della ballata “Via da qui”) come in quelle più grandi (la struttura funkeggiante de “La parte migliore di me”, quella soul di “Ho solo un’anima” e del suo contraltare blues “Anima blues”). E si sente che queste cose Omar con i Timoria non avrebbe potuto farle, per ovvie ragioni: era il leader, ma una band è fatta di diversi individui, mentre quando fai il solista non devi rendere conto (quasi) a nessuno. Metteteci anche che, nel frattempo, è diventato indipendente: finito il rapporto con la Universal (che aveva sotto contratto i Timoria e che non lo ha rinnovato a Omar come solista), esce ora per la Panorama, neonata etichetta che fa capo a Cose Di Musica, affermata agenzia di management di artisti italiani.
“VidOmàr” è la testimonianza in musica di questa serena inquietudine. Omar non si nasconde in questo disco; si apre in maniera quasi imbarazzante, come nel reading finale, che dà il titolo al disco, racconto esplicitamente autobiografico sull’origine del suo nome di battesimo (derivato da Omar Sivori, pazzo campione della Juventus degli anni d’oro) che deriva in una digressione quasi filosofica sugli artisti dello sport. “VidOmàr” è un disco che convince per la schiettezza: è un lavoro le cui canzoni sembrano trasparenti, tanto ti rimandano il suo autore.

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