«2ND TO NONE - Elvis Presley» la recensione di Rockol

Elvis Presley - 2ND TO NONE - la recensione

Recensione del 20 nov 2003

La recensione

Potenza del marketing multinazionale e del carisma indistruttibile del King: la collezione di hits “Elv1s”, planata lo scorso anno sul mercato natalizio con il rombo fragoroso di un bombardiere B52, ha rastrellato vendite superiori ai nove milioni di copie nel mondo (ma soltanto 30 mila in Italia: dove la scommessa di conquistare giovani adepti al culto presleyano è riuscita solo a metà, evidentemente). Cosicché anche quest’anno la BMG, titolare del catalogo dalle uova d’oro, non ha resistito alla tentazione di tornare sul luogo del delitto organizzando una seconda raccolta di successi: “concept” analogo, almeno nelle premesse, e identico numero di pezzi, trenta. La volta scorsa, l’intenzione di contenere in un album tutti i numeri uno in classifica di Presley si era infranta contro l’impossibilità di stiparli tutti nello spazio di un singolo CD (e questo secondo volume serve anche a tamponare le falle di allora, includendo i cinque “number one” esclusi proditoriamente dalla prima selezione). Sfruttata quell’idea, ci si è accorti che provare ad applicare altri criteri di selezione “oggettivi” rischiava di procurare grattacapi ancora maggiori. Tanto valeva mettere in second’ordine statistiche, numeri e classifiche, si son detti a quel punto alla casa discografica, e pescare con giudizio dal mare magnum del repertorio di Elvis, badando ad includere nel mazzo le canzoni che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato un marchio indelebile. Il materiale a cui attingere, ancora una volta, non mancava: a cominciare da quella “That’s alright” che ai tempi della pubblicazione (come ricordano le note di copertina) provocò piccole scosse percepite solo in alcune aree del Sud statunitense, ma che resta tuttora lo scintillante prototipo dell’Elvis che molti amano di più, quello scattante, asciutto ed esplosivo che ai Sun Studios di Memphis forgiò per primo una misteriosa, inaudita, irresistibile sintesi tra blues e hillbilly, bianco e nero, sacro e profano. Da lì (luglio 1954) prende le mosse la storia di questo CD, che si prolunga fino al febbraio del 1976 (circa un anno e mezzo prima della morte), con il ritorno al country di “Moody blue”. Tracce di questa musica riaffiorano lungo tutto il tragitto del rock: la scanzonata e festaiola “Viva Las Vegas” è ben conosciuta ai fan di Bruce Springsteen, che ogni tanto la tira fuori dal cassetto per occasioni speciali; “Little sister”, con il suo impagabile riff “twangy” di chitarra, venne rimescolata in salsa calypso-soul da Ry Cooder per uno dei suoi LP più celebrati, “Bop till you drop”; e gli straordinari Jordanaries, “spalla” vocale impagabile in numerose tracce di questa raccolta, vennero riportati in studio dai Blasters per il loro “Hard line” del 1981. Basteranno questi esempi a far capire che anche queste sono canzoni immortali, almeno fino a quando saranno in circolazione baby boomers e rockers nati tra i ’40 e i ’50. Il resto del copione propone selezioni assai note, naturalmente, ai conoscitori del catalogo del Re: molte canzoni da film (dalla lussureggiante “King creole” alla sensuale “Mean woman blues”), successi delle charts country (“I forgot to remember to forget”) e rhythm and blues (“Wear my ring around my neck”), molte ballate sentimentali, cover (la “Blue suede shoes” di Carl Perkins, la “Promised land” di Chuck Berry e la “You don’t have to say you love me” di Pino Donaggio, che Elvis apprese da Dusty Springfield), blues deluxe (“Trouble”, con un’orchestra in stile New Orleans) ma anche interessanti ripescaggi dall’ultimo decennio di attività: come “Don’t cry daddy” e “Kentucky rain”, frutto del ritorno a Memphis ad inizio 1969 per le session che produssero anche “Suspicious minds” e “In the ghetto”; l’intenso soul-pop “If I can dream” dell’anno prima, influenzato dai travagli sociali e politici del periodo, o quella “American trilogy” (dal vivo) che trasmette sincera emozione, per quanto sul filo della retorica patriottica. Non mancano “novelty song” leggerine assai, con le Hawai da cartolina di “Rock-a-hula baby” e una “Bossa nova baby” buona soprattutto per ballare (Elvis antesignano della lounge?), e due “bonus tracks”. Una, “I’m a roustabout”, è un regalo ai fans per davvero: un pimpantissimo pop/r&b inciso nel 1964 per un quasi omonimo film (“Il cantante del luna park”, in italiano), scartato dalla produzione e recuperato solo grazie ad un acetato ancora in possesso dell’autore, Winfield Scott. Un “item” di qualità, e non solo per collezionisti. Il remix di “Rubberneckin’ ”, altro pezzo poco noto, cerca invece di ripetere il gioco di prestigio di “A little less conversation”. Si prodiga nel trucco uno dei manipolatori di suoni più celebri del pianeta, Paul Oakenfold: i puristi la odieranno, ma bisogna dire che il risultato, con quel luccicante arrangiamento alla Propellerheads, è ancora una volta quanto meno accattivante. Del primo volume, questo “2nd to None” rinnova per fortuna anche abitudini meno discutibili: rimasterizzazione scintillante e dettagli precisi su posizioni in classifica e date delle registrazioni, corredate da un esauriente excursus storico-critico del sommo Peter Guralnick. Non finisce qui, comunque, dato che BMG ricorda minacciosamente di avere in mano più di 1000 master originali del Nostro. Cosa si inventeranno, la prossima volta?

(Alfredo Marziano)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.