«OGNI COSA CHE VEDO - La Crus» la recensione di Rockol

La Crus - OGNI COSA CHE VEDO - la recensione

Recensione del 07 mag 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Riscoprire le origini e il passato per ridefinire la propria identità e la propria posizione nel tempo attuale. Questo il percorso dei La Crus, che tornano con un disco di canzoni originali dopo le reinterpretazioni di brani storici della canzone italiana in “Crocevia”.
I La Crus sono esattamente al crocevia tra modernità e passato, là dove si trova il cantautorato più classico, e dove iniziano i suoni elettronici del giorno d’oggi. Questo percorso non è iniziato oggi, che questo modello è di moda ed è sfruttato da tutto e da tutti. I La Crus lo portano avanti da tempo. E, in questo percorso è stato naturale “modernizzare” Paolo Conte e Patty Pravo, per arrivare a queste canzoni di oggi. Canzoni che sono una sintesi di tutto quello che è stato e che potrebbe essere. “Ogni cosa che vedo” è un disco di canzoni tradizionali nella struttura, ma un disco odierno nell’impianto sonoro.
"Ogni cosa che vedo" è forse il disco più eterogeneo dei La Crus, perché passa dal rock de “L’urlo” alle ballate elettroniche come “Ad occhi chiusi” (bel duetto con Cristina Donà). Ma si tratta di un eterogeneità matura, che non fa fare grossi sbalzi all’ascoltatore: Cesare Malfatti e Alessandro Cremonesi manipolano con sapienza tanto i beat quanto gli strumenti acustici ed elettrici.
La peculiarità più forte dei La Crus sta però nell’interpretazione vocale: quella di Mauro Ermanno Giovanardi è una delle più belle voci della nuova musica italiana, e mai come ora la sua interpretazione è personale, matura. Basta sentire “La giacca nuova” (co-firmata con lo scrittore Marco Lodoli) per capirlo. Allo stesso tempo, questa vocalita conserva una scura nota di profonda malinconia che rende non sempre facilissimo l’ascolto, per lo meno se ci si cala nei panni dell’ascoltatore “medio” (ammesso che esista). Per questo, per questa mancanza di solarità, i La Crus sono i La Crus e non sono i Tiromancino, e scusate la considerazione scontata. Forse potremmo tradurla dicendo che “Ogni cosa che vedo” è un bellissimo disco, maturo e complesso. Ma forse gli manca quel tocco solare in più per far fare al gruppo il grande salto.

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