«CONTROLLO DEL LIVELLO DI ROMBO - Subsonica» la recensione di Rockol

Subsonica - CONTROLLO DEL LIVELLO DI ROMBO - la recensione

Recensione del 20 feb 2003

La recensione

Non buttate via i vostri soldi: comprate subito questo disco. Non è un caso che il 2002 sia stato l’anno dei Subsonica: l’anno di cento e più concerti nel giro di otto mesi, l’anno delle 350.000 persone che li hanno visti dal vivo e delle oltre 100.000 che hanno comprato il loro terzo album, “Amorematico”. Chi è stato a un concerto dei Subsonica sa che cosa può voler dire ascoltare un loro disco dal vivo: un lampo di energia che se non ti lascia folgorato ti costringe immediatamente a muoverti facendoti dimenticare, almeno per un po’, qualsiasi pensiero. E persino durante la loro ultima apparizione al MIDEM di Cannes, alla conquista dell’Europa con Tiromancino e Carmen Consoli, nonostante grossi problemi tecnici i Subsonica sono riusciti a rimanere all’altezza della loro fama, costringendo al ballo anche gli increduli addetti ai lavori stranieri, ancora convinti che la musica italiana sia sempre e solo Eros Ramazzotti e Laura Pausini. In occasioni come questa i Subsonica non appartengono neppure più a se stessi: diventano l’occasione di un legittimo orgoglio per tutta la nazione italiana che può finalmente dimostrare anche all’estero come un cambiamento lento, ma altrettanto inesorabile, stia a poco a poco partendo anche da qui.
Questa la premessa inevitabilmente lunga per far capire anche a chi dei Subsonica non sa nulla quali siano le dimensioni del fenomeno. Subito un’altra precisazione, se i Subsonica non li conoscete: cominciate senza problemi da questo disco. “Controllo del livello di rombo” è un monumentale doppio album che passa in rassegna tutta la produzione del gruppo di Torino (tre album, “Subsonica” del 1997, “Microchip emozionale” del 1999 e “Amorematico” del 2002), oltre a contenere tre inediti. Un disco che viene venduto al prezzo di un singolo CD e che rappresenta quindi un’occasione è particolarmente ghiotta (un consiglio: non masterizzatelo; non ne vale proprio la pena a questo prezzo visto che l’album è stato anche realizzato in digipack, una confezione curatissima e una grafica altrettanto bella).
L’apertura è improvvisa: suoni “prodigyosi” (nel senso dei Prodigy) introducono a una nuova “albascura”: dolore, rabbia, rimorso, uno schianto nel petto. In una parola: “L’errore”. È il primo inedito ad aprire il disco: nessuna concessione a quelli che le radio commerciali considerano il “singolo”. Ecco poi, subito dopo la rabbia, uno stacco: come una prova da soundcheck prima di iniziare sul palco con “localizzazione dei canali”, “canale sinistro”, “canale destro”, “controllo di funzionamento dei regolatori di tono”, “controllo della fase”, “voce in fase”, “voce in controfase”, “controllo della modulazione di modo”, “controllo della separazione” e, infine, naturalmente, “controllo del livello di rombo”, con il ritmo che parte con le analisi spettrografiche-sperimentali di “Radiopatchanka”, brano strumentale che non piacerà ai puristi del rock; perché qui non di questo si tratta, ma della sua uccisione: la musica dei Subsonica uccide gli stereotipi e qui lo fa davvero senza alcuna pietà. Qui siamo nel futuro, un futuro che non ha paura di utilizzare suoni acidi e testi violenti a raccontare l’alienazione urbana, come nella bellissima “Nuvole rapide”, ancora più toccante in questa versione salutata da applausi e urla. E quando Samuel grida “su le mani”, riesci quasi a vedere migliaia di braccia in aria, a scandire il ritmo, senti rabbia e felicità, dentro. “Albascura” è ancora più minacciosa rispetto alla versione in studio di “Amorematico”, mentre “Colpo di pistola” è secca e decisa, proprio come recita il titolo. Subito dopo arriva la possente “Gente tranquilla”, con l’intervento di Rachid. L’intro vocale di “Perfezione” (il brano che chiudeva “Microchip emozionale”) è un preludio all’espansione del brano che dal vivo dura quasi tre minuti in più rispetto all’originale in studio, con la parte intermedia dilatata a creare un’atmosfera di sospensione e mistero, per poi venir dilaniato da una chitarra a metà tra Portishead ed Ennio Morricone. “Velociraptor”, tratta dal primo album omonimo, è uno dei brani più sperimentali: strani suoni, voci trattate che vengono dal cyberspazio, echi e riverberi. Un timbro misterioso e arcano annuncia invece la delicata “Come se” (il brano che apriva il primo disco) a cui segue “Il cielo su Torino”, uno dei pezzi più intensi dei Subsonica, capace di raccontare le ansie e i fremiti di una città attraverso le sensazioni di un amore: è un filo logico quindi che la unisce a “Tutti i miei sbagli”. Chiude “Livido amniotico”, il secondo inedito e la più grande sorpresa di questo CD: cantata da Veronika insieme a Samuel è scura come una tazza di caffè in una notte senza luna, sensuale, maledetta, lacerante.
Ecco il secondo disco. Lo metti nel lettore e all’inizio ti sembra di essere tornato in una discoteca degli anni ’80 (o in un disco dei Bluvertigo). L’atmosfera, in realtà, anche qui è tutt’altro che spensierata: si parla di ricordi, di malinconia, di mancanza, di una persona che non c’è più e di una persona che non crede più. È “Non chiedermi niente”. Molto opportunamente è tempo di un brano come “Eva-Eva”, uno dei più intriganti di “Amorematico” con il suo sapore ipermoderno e al tempo stesso retrò (retrofuturista, diremmo). Di seguito “Disco labirinto”, ad indicare forse lo smarrimento tra i meandri del cuore. Il brano è uno dei pochi ad essere introdotto da Samuel così come la seguente, grintosa “Nuova ossessione”, cantata a piena voce dal pubblico. Poi il pezzo che il gruppo stesso considera più “maranza”, “Mammifero”, non sbagliando. Racconta le esigenze carnali allo sbando: la versione dal vivo in realtà è più composta di quella in studio, meno effettata ed affettata. Dopo i ringraziamenti, ecco come a seguire un filo preciso “Depre”, il momento di depressione che segue inevitabilmente quello dell’esaltazione. Con la sua narcotica introduzione fatta recitando i nomi di medicinali veri e inventati che aiutano chi è preda di un brutto momento: la musica, dietro l’apparente leggerezza, dà la sensazione della caduta nel baratro, in una versione ancor più raffinata dell’originale in studio. Anche i suoni funkeggianti di “Strade” risultano più corposi e tondi; il finale, poi, è la celebrazione della bella voce di Samuel. Una sinuosa versione dub, tutta echi e riverberi, di “Ain’t no sunshine”, fa da introduzione a una lunga “Istantanee”, un classico dei Subsonica così come “Aurora sogna”, visionario brano dal sapore cyberpunk. È tempo di “Liberi tutti”, il momento dell’utopia e della speranza prima della chiusa densissima di “Sole silenzioso”. Bellezza e malinconia. Il livello di rombo pian piano inizia a scendere (un solo rammarico: la mancanza della robotica “Dentro i miei vuoti”); il disco finisce, con il rumore di un treno che termina la sua corsa. Ricominci a percepire il silenzio intorno a te, ti senti sfinito come spesso succede davanti alle cose belle: ti riempiono e poi ti mancano. Ma se ti guardi dentro, ti accorgi che non è vero che ti manca qualcosa; anzi, in te c’è qualcosa in più, qualcosa che non ricordavi. E sai che questo dei Subsonica è uno dei dischi dal vivo più belli mai realizzati in Italia.

(Valeria Rusconi)

TRACKLIST

CD 1
06. Gente tranquilla (feat. Rachid)
09. Come se
12. Livido amniotico (feat. Veronika)

CD 2
02. Eva-Eva
06. Depre
07. Strade
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