«LA CONVENZIONE - Franco Battiato» la recensione di Rockol

Franco Battiato - LA CONVENZIONE - la recensione

Recensione del 08 feb 2003 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Di quando in quando, e con grande soddisfazione degli archeologi della canzone, riemergono dagli archivi e riaffiorano alla disponibilità discografica materiali da tempo dispersi e spesso dimenticati. Bene ha fatto la giovane etichetta D’Autore a ripubblicare questi nastri risalenti alla prima metà degli anni Settanta e appartenenti al catalogo dell’etichetta Bla...Bla, centro pulsante del progressive/sperimentale italiano e culla delle prime creazioni del Franco Battiato post/canzonetta leggera.
A proposito del Battiato anni Sessanta, la sua produzione dell’epoca meriterebbe, almeno storiograficamente, di tornare fruibile: si tratta di un pugno di 45 giri (per il dettaglio, vedi http://www.battiatovirtual.it/disco.htm), dei quali il primo a nome Franco Battiato (“La torre” / “Le reazioni”) fu prodotto da Giorgio Gaber nel 1967, e di una ventina di canzoni rimaste inedite ufficialmente, ma probabilmente ancora giacenti negli archivi dell’allora PolyGram/Philips, che i collezionisti e gli studiosi sicuramente gradirebbero poter ascoltare - ma pare che Battiato non sia incline a permetterlo.
Un discorso sull’etichetta Bla... Bla ci porterebbe troppo lontano; comunque questo Cd rappresenta una sorta di sampler di alcuni degli artisti che ne facevano parte, e infatti i nomi indicati sulla copertina del disco sono tre: oltre a quello di Battiato (per ragioni “commerciali” quello in maggiore evidenza grafica) ci sono quelli di Juri Camisasca e degli Osage Tribe. Di questi ultimi (un trio, con Marco Zoccheddu, ex chitarrista della Nuova Idea ed autore della maggior parte dei pezzi, Nunzio "Cucciolo" Fava alla batteria, e Bob Callero al basso) il disco ripropone un brano uscito all’epoca (1972) sia come singolo sia incluso nella tracklist dell’album “Arrow head”: è “Crazy Horse”, buon esempio di progressive strumentale - sorretto dalla batteria di “Cucciolo” - che già era stato reso reperibile su supporto Cd nella compilation “Tarzan” (che includeva anche brani di Capsicum Red, Black Sunday Flowers, Well’s Fargo).
Juri Camisasca è invece rappresentato da quattro titoli: due datati 1974, “Il regno dell’Eden” (qui diviso in due parti, ma corrispondente alla versione non spezzata inclusa nell’album “La finestra dentro”) e “Galantuomo” (la stessa “Un galantuomo” del già citato album) e due datati 1975, “La musica muore” e “Himalaya” (in quell’anno Camisasca pubblicò due singoli, "La musica muore”/”Metamorfosi" e "Himalaya”/”Un fiume di luce": i due brani dei lati B erano tratti dalla tracklist di “La finestra dentro”, i due dei lati A, già usciti insieme su singolo in Francia nel 1976, sono quelli qui riproposti). Vocalità sperimentale, sonorità progressive (c’è Battiato al VCS3 e alle tastiere), testi visionari: un surrealismo sonoro sorprendente trent’anni fa, che oggi ci appare felicemente e coraggiosamente ingenuo.
Quattro anche i brani di Franco Battiato: “La convenzione” e “Paranoia” (corrispondenti a un singolo del 1972), “Stranizza d’ammuri” (1975) e una seconda versione di “La convenzione” che il libretto data 1997 (ne riparleremo più avanti). “La convenzione” è un bell’esempio di canzone di fantascienza, introdotta dai miagolii del VCS3 e caratterizzata da un testo inquietante e “futuribile” collocato in un allora lontano anno 2000; “Paranoia” è più obliqua, anche nell’interpretazione vocale - prima quasi recitata, poi gridata - di un testo al di fuori di ogni logica narrativa. Non molto dissimile, ma più composta, la seconda versione di “La convenzione”, che secondo i credits sarebbe stata registrata nello studio Dr. One di Dalmine (Bergamo) appunto nel 1997. L’informazione mi pareva questionabile, e ne ho sottoposto l’autenticità al massimo esperto di pop italiano degli anni Settanta, Giordano Casiraghi; secondo il quale è possibile che questa versione del brano sia stata registrata in quell’anno, “anche perché nella tournée seguente all’uscita dell’album ‘Gommalacca’ venne presentata la versione che viene proposta in studio, rifatta musicalmente, con una chitarra elettrica che spinge sul ritmo”. L’ipotesi Casiraghi mi è stata poi autorevolmente confermata da Pino Massara, “storico” produttore della Bla... Bla.
Un accenno en passant al testo del libretto che accompagna questo Cd. Lo firma Piergiuseppe Caporale, nome degno del massimo rispetto del giornalismo musicale italiano (e vecchio amico), che in questa occasione preferisce i toni della divulgazione a quelli del rigore storiografico e che mi fa piacere ritrovare, benché a distanza di tempo e di chilometri.
Ho lasciato per ultima “Stranizza d’ammuri”: a mio avviso questa canzone, uno pseudo-tradizionale in dialetto siciliano, è uno dei capolavori di Battiato, che l’ha incisa per “L’era del cinghiale bianco” nel 1979 (su quell’album il titolo indicato è “Stranizza d'amuri”, con una sola “m”, ma il testo è lo stesso). La versione inclusa in questo Cd (datata 1975) è sensibilmente diversa da quella uscita quattro anni più tardi: un arrangiamento minimale e ripetitivo (quasi da provino) e meno sognante, meno suggestivo - ma l’interpretazione vocale è già emozionante. Anche su questo brano - su quando e dove sia stato inciso, e in quali circostanze - le indicazioni del Cd sono piuttosto carenti; ma mettendo da parte per un momento le fissazioni filologiche, e restando alla valutazione complessiva di questo sampler/compilation, non posso che consigliarne l’acquisto (è proposto al prezzo davvero interessante di 10 euro): a dispetto della frammentarietà, permette comunque di disporre di alcuni episodi di effettiva qualità e di non transitorio interesse.

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