«BUSTED STUFF - Dave Matthews» la recensione di Rockol

Dave Matthews - BUSTED STUFF - la recensione

Recensione del 17 set 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

In Italia la Dave Matthews Band è destinata a rimanere largamente incompresa. Prendete questo “Busted stuff”, disco di un gruppo che negli States vende milionate di copie ed attira schiere di fan ai suoi lunghissimi concerti. In patria è uscito a metà luglio, nel nostro paese la pubblicazione ufficiale non è ancora stata confermata, ed il disco è reperibile solo d'importazione.
Eppure “Busted stuff” è un album attesissimo, almeno per i fan del gruppo. Le canzoni sono quelle delle session con Steve Lillywhite del 2000, che poi vennero scartate. Matthews scelse un nuovo produttore, Glen Ballard (il deus ex-machina di Alanis Morissette), e nacque “Everyday”. Per “Busted stuff” la DMB ha recuperato quelle canzoni –abbondantemente piratate e circolanti in rete, vedi news– le ha reincise, autoproducendole insieme all’ingegnere del suono Steve Harris. Matthews ha recentemente dichiarato che al tempo la band si era bloccata e le canzoni avevano bisogno di essere “marinate” per un po’. Effettivamente, non ha tutti i torti: paragonando le canzoni ora pubblicate rispetto ai demo piratati, gli arrangiamenti sono cambiati, il suono è decisamente più a fuoco.
Soprattutto, ascoltando “Busted stuff” si vedono gli effetti a lungo termine della “cura Ballard”. Il produttore, in “Everyday”, aveva calcato la mano su due fattori: un suono più elettrico ed una maggiore sintesi nella struttura delle canzoni. Insomma, aveva rivoltato come un calzino il gruppo, che era abituato alle chitarre acustiche ed alle interminabili jam dal vivo. “Busted stuff” recupera soprattutto il secondo aspetto, la sintesi. Che è ciò di cui la DMB ha sempre avuto più bisogno, vista la fatica a trovare una dimensione “di studio” che non fosse un tentativo di ricreare la situazione live, da sempre considerata dominante nell’immagine del gruppo. Per il resto, lungo tutto l’arco delle undici canzoni si ritrova il classico suono: chitarra acustica, violino, fiati, ritmi sincopati e la voce nasale del leader. Canzoni come “Where are you going” o “Grace is gone”, però, sono tra le cose migliori del gruppo da molto tempo a questa parte.
La DMB è destinata a rimanere incompresa dalle nostre parti, si diceva all’inizio. Il motivo è che incarna una figura, quella della jam band che dà il suo meglio dal vivo, che in America fa parte da sempre dell’immaginario rock, ma che in Europa non ha mai riscosso grandi conferme. “Busted stuff”, è un buon disco soprattutto perché, se si eccettuano un paio di casi, è un prodotto “di studio”, indipendente dall’attività live, ma fedele al suono della band, molto più del precedente “Everyday”. Forse è troppo tardi perché la DMB diventi un fenomeno rock anche in Italia, ma ciò non ci esime dal consigliarvi questo album.

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