«OCTOBER ROAD - James Taylor» la recensione di Rockol

James Taylor - OCTOBER ROAD - la recensione

Recensione del 16 set 2002

La recensione

“Sono canzoni che provengono dalla vita vissuta”, ha spiegato James Taylor a proposito di “October road”, il suo ultimo album (uscito a cinque anni di distanza dal precedente). E che vita dev’essere stata, se questo signore ormai non più di primo pelo (la classe è ’48) è ancora capace di far sospirare aggrottare sopracciglia pensare sognare chi è appena un po’ romantico. Qui ci sono dodici brani, non troppi né pochi, composti tutti da Taylor ad eccezione di “Have yourself a Merry little Christmas”, che chiude l’album in maniera sorprendentemente aggraziata, e che fu scritta da Ralph Blane e Hugh Martin per un film di Vincente Minnelli del ‘44, “Meet me in St. Louis”, con Judy Garland come protagonista. Piccola notazione storica che ci permette di riflettere su un punto: è come se James Taylor, nel tempo, si fosse mosso spinto da un unico grande desiderio. Quello di “chiudere il cerchio”, occupandosi di volta in volta di operazioni rotonde ed equilibrate (il che non vuol dire serene). Così, se da questo o altri dei suoi dischi vi aspettate la rivoluzione, cambiate strada prima ancora di ascoltare una canzone. Qui la rivoluzione non c’è, e in fondo Taylor non è mai stato un guerrigliero: persino i suoi due matrimoni hanno impiegato più di dieci anni a finire in divorzio. Niente colpi di testa per il vecchio James, che infatti difficilmente riesce a battere tutti i suoi avversari in classifica, ma che da trentacinque anni colleziona un “discreto successo” dietro l’altro.
In effetti nemmeno in “October road” ci sono canzoni da urlo. Ma Taylor - da poeta e sognatore quale è sempre stato - riesce a catturare l’attenzione grazie a piccoli ritornelli e strofe dalla tessitura delicata e gentile, alternando composti inni alla gioia e momenti più melanconici. I suoi passaggi “no” stanno nelle canzoni più pop e uptempo come “Whenever you’re ready”, ma si recupera in ballate intense come il brano che apre l’album o l’evocativa “On the 4th of july”. Anche se potrebbe dar fastidio agli amanti di velocità&sperimentazione, quest’album un po’ old style, ancorato al passato a tratti in maniera commovente, riempirà di gioia chi non si vergogna di abbandonarsi al sentimento. Senza però mettere da parte la ragione: a conti fatti “October road” è un’ottima prova autoriale, anche se arriva dopo cinque anni dal lavoro precedente. Non abbiamo aspettato invano.


(Paola Maraone)
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