Recensioni / 13 set 2018

I Giganti - TERRA IN BOCCA - la recensione

TERRA IN BOCCA
Vinyl Magic (CD)

di Ivano Rebustini

Durante l’estate, riscopriamo album classici della musica italiana, con recensioni dall’archivio di Rockol. 

 

La copertina, con quell'inconfondibile cura dei particolari (la fotografia sgualcita del gruppo attaccata con una puntina da disegno alla scarpa sinistra di un cadavere; il piede destro scalzo; una margherita di campo davanti al corpo senza vita, altri fiori in una mano), ha il marchio di fabbrica dei dischi degli Area. Ma "Arbeit macht frei" - il primo ellepi di Demetrio Stratos e compagni - sarà pubblicato solo due anni dopo, nel '73.
E' il 1971, e per i ricostituiti Giganti - proprio quelli di "Tema" e "Proposta" ("Mettete dei fiori nei vostri cannoni", forse il destino spezzato di quella margherita), alfieri di un beat ingenuamente contestatore ad alto tasso ugolico - ha deciso di spendersi un genio in formazione come Gianni Sassi, che sta accingendosi con la sua Cramps a diventare il più importante discografico italiano "alternativo" degli anni Settanta.
Sulle note compare solo tra i "circulating visitors" insieme a Marx e Gesù, con lo pseudonimo di Frankenstein. Ma in realtà è lui, l'autore di testi political incorrect come quello di "Luglio, agosto, settembre (nero)", a produrre questo "Terra in bocca" insieme al Gigante musicalmente più evoluto, Mino Di Martino, a sua volta futuro compagno di strada di uno sperimentale Franco Battiato. In rappresentanza della banda Area c'è anche il bassista Ares Tavolazzi: sempre più cantanti che strumentisti, i quattro Giganti sono stati muniti ciascuno di una controfigura.
Affiancato Tavolazzi a Sergio Di Martino - l'eterno ragazzo che, sorprendendo tutti, se ne andrà in largo anticipo, il 28 febbraio 1996, dopo una lunga malattia -, alla batteria insieme a Enrico Maria Papes (poco sfruttato in questo album il suo inconfondibile vocione) siede Ellade Bandini, fido accompagnatore di Francesco Guccini. Sulle tastiere si appoggiano le mani di Checco Marsella, vocalist noto per le discese ardite e le risalite, e corrono quelle di Vince Tempera, più conosciuto come "il maestro Vince Tempera", autore di tutte le musiche del disco; alla chitarra si alternano il titolare Mino Di Martino (è sua la voce più spigolosa del nostro pop), il fratello Sergio, il chitarrista dei Latte e miele Marcello Dellacasa e lo stesso Tavolazzi.
Forse non è un capolavoro, "Terra in bocca", appesantito dai - si fa per dire - recitati, in qualche caso sminuito da imbarazzanti melodie alla-Giardino-dei-semplici e soprattutto privo di canzoni indimenticabili. Ma un atto di coraggio, musicale e non, quello sì. Un album-concept sulla mafia trent'anni fa, con la guerra dell'acqua descritta da Piero De Rossi (suoi i testi) che sembra rubata alle cronache dei nostri giorni. Proprio una canzone di De Rossi aveva dato il "la" al progetto, pensato anche per il teatro. Peccato che i Giganti fossero da sempre abbonati alla censura: basti ricordare l'intempestiva - correva l'anno 1967 - "Io e il Presidente" (chi si credevano di essere, Camilla Cederna?), o la non ancora presentabile "Una ragazza in due" dell'anno prima (la versione femminile di successo, "Pensiero stupendo", sarebbe arrivata solo nel 1978).
Risultato: l'ellepi, dal pernicioso sottotitolo "Poesia di un delitto", sarebbe stato trasmesso solo una volta alla radio. Poi più nulla, e fu la fine della band, rianimata solo negli ultimi anni da Papes e Marsella, sorretti dal bassista Kambiz Kaboli e dal cantante Giovanni De Luigi. Siccome però uno straccio di giustizia, se non sulla Terra, almeno sul Web ogni tanto si realizza, ecco il suo ritratto comparire nella prima pagina del nostro album di famiglia, dopo aver schizzato qui e là i suoi umori urticanti in qualche sito prog dell'ultima e penultima ora.
Ma sono proggaroli, i Giganti di "Terra in bocca"? Un po' sì; prog all'italiana, naturalmente: dai titoli ("Plim plim al parossismo-delicato andante", o se preferite "Rimbalzello compiacente-ossessivo ma non troppo-fine", o ancora - ma i censori questa volta dormivano? - "Larghissimo-dentro tutto") a un certo caos organizzato con la chitarra elettrica che guida la carica, alle aperture del mellotron orgogliosamente suonato da Francesco Marsella con His Ten Fingers Ten. Poi, non poteva essere altrimenti, c'è molto Gigantismo nell'uso delle voci, a ricordarci che non tutto ha avuto inizio con i Neri per caso. E c'è il gusto dolceamaro della scommessa: purtroppo persa, ma almeno combattendo fino all'ultima nota.
 

TRACKLIST
PRIMA PARTE
"Largo iniziale - molto largo - avanti"
"Avanti tutto - brutto momento - plim plim"
"Plim plim al parossismo - delicato andante"
"Rumori - fine incombente"

SECONDA PARTE
"Fine lontana - allegro per niente"
"Tanto va la gatta al lardo - su e giù"
"Larghissimo - dentro tutto"
"Alba di notte - rimbalzello triste"
"Rimbalzello compiacente - ossessivo, ma non troppo - fine"