«L’INCANTEVOLE ABITUDINE - Marina Rei» la recensione di Rockol

Marina Rei - L’INCANTEVOLE ABITUDINE - la recensione

Recensione del 11 ago 2002

La recensione

Solo dieci canzoni per un album essenziale ma compiuto al punto di non aver bisogno di nient’altro. Marina Rei è cresciuta, ha avuto un figlio, ha messo da parte le asperità e le (fatali) incongruenze di un tempo per lasciar spazio nel suo nuovo disco solo a brani che lo meritano veramente. Conquistandosi un posto di tutto rispetto nel panorama musicale italiano: scrivendo e cantando se stessa senza risparmiarsi eppure senza sprecare un granello di energia di troppo. “L’incantevole abitudine” è un fiume che scorre veloce, su cui navigare in fretta ma senza paura, sicuri che non si uscirà mai dagli argini tracciati.
La produzione (sapiente) è quella di Daniele Sinigallia, che ci pare avere un grande merito: quello di non aver snaturato Marina e le sue buone intenzioni. Il risultato (più che buono) è un disco che non ha nulla da invidiare a tanti lavori che possono contare su molti più soldi e molta meno anima. La canzone che apre il disco, “Verrà il tempo”, ha un che di ipnotico nel suo incedere sinuoso e frastagliato; il singolo di lancio dell’album, “Il giorno della mia festa” è un bel pezzo radio-friendly, che nulla concede alla mediocrità. “Qualcuno con cui restare” è un brano rarefatto, essenziale, capace di trascinarti via. E le aperture d’archi di “La parte migliore di me” sono una promessa per il pop italiano del futuro.
Un disco femminile, questo, in cui Marina Rei offre il suo punto di vista sul mondo: ed è un punto di vista rispettabile, che non cede il passo a vittimismi o eccessive dolcezze, ma crea atmosfere e trasmette sensazioni che potrebbero appartenere solo a una donna. E i suoni non sono mai troppi, la melodia non è mai sacrificata in nome della supposta superiorità del ritmo. Un bel lavoro colorato e ricco, senza troppa tecnologia e con tanto cuore, come ce ne vorrebbero e come non ce ne sono abbastanza, fatto di “sguardi come un lampo negli occhi/ come schegge impazzite nel tempo” (“Sguardi”), che a tratti si concede il lusso di girare attorno a una voce sola. Come in “L’incantevole abitudine”, che dà il titolo all’album. Bel titolo per una come Marina.


(Paola Maraone)
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