«THE BOX SET - Sex Pistols» la recensione di Rockol

Sex Pistols - THE BOX SET - la recensione

Recensione del 08 lug 2002

La recensione

Eh, fa un po’ effetto rendersi conto che sono passati 25 anni. E vedere che i greatest rock’n’roll swindlers sono (e meritatamente) soggetto di un cofanetto di quelli che di solito sono riservati ai “dinosauri” del rock.
Una delle due ragion d’essere del box è la confezione, ricca e piena di informazioni, di immagini anche inedite, di dettagli e di curiosità interessanti anche per chi (come me) di cose sui Sex Pistols ne ha lette e scritte in abbondanza: 80 pagine, con una storia della band, molti dettagli su ogni canzone (spesso anche con i commenti degli esecutori), un’istruttiva sezione con i testi dei brani, una discografia ufficiale Virgin (dalla quale è facile scoprire che, in fondo, la band nel proprio periodo di attività ha pubblicato solo quattro singoli e un album; il resto - 7 dischi, compresa la recentissima antologia “Jubilee” - è roba postuma, o perlomeno post-Rotten), e l’elenco completo di tutti i concerti tenuti dal gruppo.
Una piccola enciclopedia sui Sex Pistols, dunque: un utile compendio dell’attività di uno dei gruppi più influenti e determinanti della storia del rock (e se vi sembra un giudizio esageratamente generoso, sappiate che personalmente condivido alla lettera la frase che chiude la sezione “biografica” del booklet: “I Sex Pistols non sono semplicemente una band: sono un atteggiamento, un modo di pensare. I Sex Pistols SONO punk. Tutti gli altri sono punk rock. E c’è una bella differenza”).
L’altra ragion d’essere del cofanetto, come è ovvio, sono i dischi che in esso sono contenuti. Tre Cd, dicevo. Sono il frutto di un intento preciso: mettere insieme la raccolta più significativa possibile di brani registrati dai Sex Pistols, fra versioni ufficiali di studio, demo e (un assaggio di) esecuzioni live, comprendente anche quelle rarità - alcune semi-mitiche - che nel corso degli anni sono state via via sparpagliate fra bootlegs e dischi semiufficiali, vinili (singoli e album) e Cd. La compilazione è stata curata da Scott Murphy e Paul Burgess, coordinata da Paul Bromby e Tom Wegg-Prosser, con l’aiuto di Dino Everett, David Fakrikian, Géant Vert e Phil Singleton. I brani sono stati ripuliti, rimasterizzati e suddivisi in tre dischetti (72, 77, 70 minuti di durata rispettivamente). Tre ore e quaranta minuti di musica... sì, lo so che per qualcuno “Sex Pistols” e “musica” sono termini antitetici; allora, tre ore e quaranta minuti di energia, rumore, intensità. Andiamo a viverli.

Disco 1: Studio tracks & early demos.
1. “Holidays in the sun”: è la versione di “Never mind the bollocks”, registrata nel giugno del 1977 (lo stesso vale per tutte le canzoni che seguono, fino a “EMI.”). Uscita su singolo il 15 ottobre 1977: la copertina, che riprendeva disegni pubblicati dal catalogo di un’agenzia di viaggi belga, fu ritirata e sostituita da una copertina bianca. “Ce l’ha ispirata il viaggio a Berlino: pioveva, era deprimente... siamo tornati di corsa a Londra” (Steve Jones). Frase-slogan, quella mormorata da Johnny Rotten in apertura, dopo i passi di marcia e prima dell’inizio vero e proprio del pezzo: “Cheap holiday in other people’s misery”. Grande pezzo, probabilmente sottovalutato: da riscoprire.
2. “Bodies”: “Pauline era una ragazza che mi scriveva lettere da un manicomio di Birmingham. Sembrava che il punk rock l’avesse fatta uscire dal suo bozzolo...”. Durissima, grezzissima, violentissima. Frase-slogan: “Mummy, mummy, mummy, I’m not an abortion”.
3. “No feelings”: “A ben guardare, è l’unico pezzo davvero veloce del nostro repertorio” (Glen Matlock”). Un po’ (molto) New York Dolls (una delle passioni irrealizzate di Malcolm McLaren). Frase-slogan: “I got no feeling for anybody else, except for myself”.
4. “Liar”: “Molto trasparente: pensate al nostro manager...” (Johnny Rotten). Una delle prime canzoni elaborate insieme da Johnny e Glen Matlock (molto semplice, forse troppo semplicistica). Frase-slogan: “I don’t need it, don’t need your blah blah”.
5. “God save the Queen”: “Avevo già il testo pronto, mi serviva una musica che gli andasse bene” (Johnny Rotten). Caotica, offensiva, geniale. Frase-slogan: “No future, no future, no future for you”.
6. “Problems”: “Una sequenza di accordi banalissima, ma che ancora mi piace” (Steve Jones). Funzionava bene dal vivo, meno sul disco. Frase-slogan: “The problem is you, and whatcha gonna do?”.
7. “Seventeen”: “Originariamente si intitolava ‘Lazy sod’. Era già pronta prima che entrassi io nel gruppo. Le parole del primo testo erano ridicole, non se le ricorda nemmeno Steve” (Johnny Rotten). Nell’album risultava un filler, senza troppe pretese. Frase-slogan: “We like noise, it’s our choice”.
8. “Anarchy in the UK”: “Un esempio classico di quando le cose si mettono insieme perfettamente, il riff di Glen e le parole di John” (Paul Cook). L’inno, la marcia trionfale, il capolavoro assoluto. Un attacco indimenticabile, inconfondibile, un monumento del rock come pochi altri. Una delle dieci immense canzoni del millennio scorso. La voce di Johnny Rotten è da brividi, dall’attacco (“Right - now - ha, ha, ha!”) fino al finale (“Get pissed - destroy!”). Frase-slogan: “Don’t know what I want, but I know how to get it”.
9. “Submission”: “E’ il riff di ‘Hello I love you’ dei Doors, di “Can’t explain’ degli Who, dei primi Kinks” (Paul Cook). “Seminale”, direbbero i critici colti; “radicale” e (amabilmente) infantile, dico io. Beatlesiana, anche: una sorta di riscrittura di “Yellow submarine” (ascoltate i rumori bizzarri verso i 2’). Frase-slogan: “It’s an octopus rock”.
10. “Pretty vacant”: “Mi serviva un riff, ho sentito ‘S.O.S.’ degli ABBA in un jukebox, e l’ho copiato” (Glen Matlock). “A un certo punto canto ‘va-cunt’, ma quelli della radio non se ne sono mai accorti, e l’hanno trasmessa” (Johnny Rotten). Infatti è molto radiofonica, ha un ritornello che funziona. Un manifesto. Frase-slogan: “And we don’t care”.
11. “New York”: “Il mio tentativo di scrivere il tema di un telefilm di spionaggio anni Sessanta. Poi Johnny ha scritto quel testo sarcastico sulla scena di New York con cui Malcolm ci riempiva la testa...” (Glen Matlock). Tutto sommato, uno dei punti deboli di “...bollocks”. Frase-slogan: “You’re just a pile of shit... you poor little faggot”.
12. “EMI”: “Non è fantastico? 25 anni dopo averci fatti fuori, si ritrovano ancora ad averci in casa!” (Johnny Rotten). Nel libretto, a pagina 55, una fantastica foto dei Sex Pistols nella stessa posa e sulle stesse scale dei Beatles (vedi il “doppio rosso” e il “doppio blu”). Più uno scherzo che una canzone: ma, da 2’35 al finale, è irresistibile. Frase-slogan: “Hello EMI, goodbye A&M” (segue pernacchia).
13. “I wanna be me”: “Musica facile, testo polemico contro i giornalisti dei tabloid” (Glen Matlock). Lato B del singolo di “Anarchy in the UK”. Non memorabile. Frase-slogan: “Down with your pen and pad, ready to kill”.
14. “No feeling (A&M)”. Lato B del singolo di “God save the Queen” versione A&M, mai pubblicato (ma ne circolano allcune copie, rarissime, fra i collezionisti). Mixaggio di Chris Thomas, debole rispetto a quello della versione dell’album, troppo “leggerino” e pulito. L’errore nel titolo (“feeling” anziché “feelings”) era sull’etichetta del singolo.
15. “Did you no wrong”: “Una delle canzoni che avevamo già pronte prima che Johnny entrasse nel gruppo; influenzata dai Faces, e si sente” (Glen Matlock). Lato B del singolo di “God save the Queen”. E si sente che è un lato B. Frase-slogan: “I’m going down, down, down, out of my head”.
16. “No fun (unedited)”. Cover degli Stooges, lunga 6’58”. Per la pubblicazione su singolo fu accorciata a 6’32”. Questa è la versione integrale. Delirante, con parte del testo modificato (“Di quello originario mi piacevano solo alcune parti”, Johnny Rotten).
17. “Satellite”: “La lotta per la sopravvivenza quotidiana nelle città-sobborgo di Londra” (Johnny Rotten). Lato B di “Holidays in the sun”. Bella atmosfera, ma il pezzo non è granché. Frase-slogan: “And when you look me in the eye, I just remember I wanna die”.
18. “Problems”
19. “Pretty vacant”
20. “No feelings”
Demo realizzati ai Majestic Studios nel maggio del 1976, con la produzione di Chris Spedding (allora chitarrista di Bryan Ferry). Registrati praticamente alla prima esecuzione, con un paio di sovraincisioni successive. “Si diceva che Spedding avesse suonato la chitarra, in questi demo. Ma non è vero. Lui non la sa suonare così bene...” (Paul Cook). Suono impastato, voce troppo “dentro”, tempo disordinato (in “No feelings” accelera sensibilmente). Molta convinzione, poca tecnica, evidente mancanza di un “progetto ideologico”: ma l’attacco di “Pretty vacant” è già potente. Molta ingenuità (la chitarra in “No feelings”!), e scarsa personalità nella voce di Johnny. Un documento storico, comunque.
Alla fine di “No feelings”, una ghost track non indicata: la base strumentale di “Anarchy in the UK” (nella versione registrata da Mike Thorne nel dicembre 1976, negli studi domestici della EMI a Manchester Square).

Disco 2: Demos & rarities.
1. “Pretty vacant”
2. “Submission”
Demo realizzati nella sala prove di Denmark Street nel luglio del 1976, con l’assistenza di Dave Goodman, tecnico del suono dei concerti live della band. Furono registrati sette pezzi: oltre a questi due, “Lazy sod (17)”, “Satellite”, “No feelings” (quella che poi, mixata da Chris Thomas, finì sul lato B del singolo di “God save the Queen” versione A&M, vedi disco 1), “I wanna be me” (quella che poi finì sul lato B di “Anarchy in the UK”) e “Anarchy in the UK”.
All’inizio di “Pretty vacant”, Steve Jones cita sarcasticamente la famosa battuta di John Lennon alla fine del concerto dei Beatles sulla terrazza della Apple (“On the behalf of the band, I hope we pass the audition”). Goodman conosceva la band meglio di Chris Spedding, e fa un buon lavoro, più “ruvido” e più fedele allo spirito Pistols. Il gruppo, in meno di tre mesi, è comunque molto migliorato, e Johnny Rotten sta cominciando a trovare il suo peculiare stile vocale, sguaiato e strascicato. Interessante “Submission”, lenta e con suggestioni dub.
3. “Anarchy in the UK”: la seconda versione che Goodman registrò del pezzo (ottobre 1976, ai Wessex Studios). Più grezza e rauca della precedente: Rotten è in gran forma (ascoltare l’intro: “Vinyl quotation number 1”) ma non ha ancora perfezionato la particolare pronuncia che renderà epico l’attacco di “Anarchy” (“I am an anti-chraist, I am an anarch-aist...”).
4. “Substitute”
5. “(Don’t give me) No lip”
6. “(I’m not your) Stepping stone”
7. “Johnny B Goode”
8. “Road runner”
9. “Watcha gonna do about it?”
10. “Through my eyes”
Dalle stesse session, più che demo questi pezzi sono la documentazione della band che, in studio, rifà - in maniera disordinata e improvvisata - parte della scaletta dei suoi concerti: la quale includeva allora parecchie cover. Fra “Substitute” (Who), “No lip” (Dave Berry), “Stepping stone” (Monkees), “Johnny B Goode” (proprio il classico di Chuck Berry), “Road runner” (un omaggio a Jonathan Richman), “Whatcha gonna do about it” (presa dal repertorio degli Small Faces), “Through my eyes” (tributo personale di Johnny Rotten ai Creation), le cose migliori sono le più improbabili: “Stepping stone” (ma va ricordato che i Sex Pistols amavano il pop per teenagers, ed erano fan dei Bay City Rollers...), l’irriconoscibile “Road runner” (avete in mente l’originale, ironica e deliziosa versione originale?), e la scarnificata “Through my eyes”, con Rotten che canta e gli altri che provano ad andargli dietro, senza troppo successo.
11. “Anarchy in the UK”: un’altra nuova versione del pezzo, questa registrata da Bill Price ai Wessex Studios nell’ottobre 1976 e prodotta da Chris Thomas, ma poi non utilizzata. Abbastanza simile alla versione definitiva, ma con un incongruo assolo di chitarra di Steve Jones alla fine del secondo ritornello.
12. “No feelings (instrumental)”
13. “No future (God save the Queen)”
14. “Liar”
15. “Problems”
Quattro demo registrati in un solo giorno (sabato 11 dicembre 1976) da Mike Thorne negli studi domestici della EMI, nello scantinato di Manchester Square. “No future”, abbozzo embrionale di “God save the Queen”, dura più di cinque minuti (la performance vocale di Rotten è poco convinta). Fra i collezionisti, questi pezzi sono noti come “Italian demos” perché furono trasmessi, non si sa bene né come né perché, dalla radio italiana nel 1977. Danno l’idea di come sarebbe stato “Never mind the bollocks” con Glen Matlock al basso, e basterebbero a giustificare l’acquisto del cofanetto.
16. “New York”
17. “God save the Queen”
Ancora Dave Goodman alla consolle, per sette demo registrati ai Gooseberry Studios nel gennaio del 1977; segnano l’ultima apparizione di Glen Matlock al basso, prima della cacciata dal gruppo. Oltre ai due brani qui inclusi, quella session fruttò anche “No future”, “Problems”, “Pretty vacant”, “Liar” e “EMI” (reperibili sul leggendario bootleg “Spunk”). Buona “New York”, compatta e asciutta; un po’ tropo composta “God save the Queen”.
18. “Satellite”
19. “EMI”
20. “Seventeen”
21. “No feelings”
22. “Submission (version #1)”
Outtakes e versioni alternative dei brani (registrati al Wessex Studios da Bill Price e prodotti da Chris Thomas fra maggio e agosto 1977) poi inclusi in “Never mind the bollocks”. Molto interessanti, e particolarmente ben riusciti; specialmente “Seventeen”, col suo “wall of sound” spectoriano, e una “No feelings” di cemento armato.
Alla fine di “No feelings”, una ghost track non indicata: la base strumentale di “God save the Queen” (nella versione registrata da Mike Thorne nel dicembre 1976, negli studi domestici della EMI a Manchester Square).

Disco 3 - Live at Screen on the Green ‘76, plus live rarities
“I Sex Pistols non sapevano suonare”. Una sentenza ripetuta tante volte da essere assurta a convinzione diffusa. Beh, ascoltando la registrazione del concerto che il gruppo tenne domenica 29 agosto 1976 a Islington ci si rende conto che non è poi così vero che i Sex Pistols non sapevano suonare. I primi quindici pezzi del terzo disco del box set sono appunto la documentazione - disponibile finora solo su bootleg, ma con una qualità sonora decisamente inferiore - di quel concerto. La serata (anzi, la nottata: “A mid-nite special”) era stata organizzata come un evento punk. Ecco il programma: 23,45 apertura delle porte; 24,00: proiezione di film; 00,30: prima band (i Buzzcocks, al loro debutto londinese); 01,00: intervallo; 01,15: proiezione di film; 01,45: seconda band (i Clash!); 02,15: intervallo; 02,30: proiezione film; 03,00: Sex Pistols. Anche se quella sera era proibita la vendita di alcoolici, la gente (che aveva pagato una sterlina per l’ingresso: il pubblico non era molto numeroso, tuttavia) riuscì ugualmente ad agitarsi, così come Johnny Rotten, che durante l’esibizione si spezzò un dente col microfono. Ecco la scaletta dei Sex Pistols, così come contenuta nel disco:
1. “Anarchy in the UK”
2. “I wanna be me”
3. “Seventeen”
4. “New York”
5. “(Don’t give me) No lip”
6. “(I’m not your) Stepping stone”
7. “Satellite”
8. “Submission”
9. “Liar”
10. “No feelings”
11. “Substitute”
12. “Pretty vacant”
13. “Problems”
14. “Did you no wrong”
15. “No fun”
La registrazione, effettuata con un quattro piste, non è (evidentemente) della migliore qualità: c’è molto riverbero, e la voce di Johnny Rotten a tratti va e viene; ma l’atmosfera è torrida, la tensione palpabile, la compattezza del gruppo evidente.
16. “Understanding”: fino a tutta la primavera del 1976, questo brano - lato B di “All or nothing” degli Small Faces - era regolarmente incluso nelle scalette live dei Sex Pistols. Questa versione è stata registrata dal vivo al Nashville Rooms di Londra il 3 marzo del 1976, e la scarsa convinzione con cui Rotten la esegue non fa stupire per il fatto che in seguito il brano uscì dal repertorio della band.
17. “Flowers of romance #1”
18. “Flowers... #2”
“Flowers of romance” è un titolo quasi mitico per i fans dei Sex Pistols. Il “brano” fu eseguito solo poche volte nei primi concerti della band; “Flowers of Romance”, che era anche il nome del primo gruppo di Sid Vicious, divenne poi anche il titolo di un album e di un singolo dei Public Image Ltd. di John Lydon. Non è propriamente una “canzone”, assomiglia più a una dichiarazione d’intenti, e infatti serviva come apertura dei concerti. La prima delle due versioni qui incluse fu registrata al Barbarellas di Birmingham il 14 agosto del 1976: due minuti e mezzo di rumore e deliri vocali; la seconda fu registrata allo “storico” 100 Club di Londra il 29 giugno 1976: batteria, feedback e urla per un minuto e 45 secondi.
19. “Belsen was a gas”: la canzone “maledetta” dei Sex Pistols, scritta da Sid Vicious per i suoi Flowers of Romance, riscritta poi nel testo da Rotten; qui è in una debole versione live registrata alla Longhorn Ballroom di Dallas il 10 gennaio del 1978. Fu il terz’ultimo concerto dei Pistols: che il 14 gennaio dello stesso anno tennero la loro ultima esibizione alla Winterland Ballroom di San Francisco.
Alla fine di “Belsen was a gas”, una ghost track non indicata: la base strumentale di “Pretty vacant” (nella versione registrata da Mike Thorne nel dicembre 1976, negli studi domestici della EMI a Manchester Square).

E così, dopo (quasi) quattro ore passate ad ascoltare i Sex Pistols e a scriverne, che posso dirvi d’altro? Avrete capito che questo cofanetto è una pietra angolare: merita uno sforzo del portafogli. Non è una “grande truffa del rock’n’roll” come certe altre operazioni discografiche: è un lavoro pensato con attenzione, realizzato con competenza, da ascoltare con passione. E da conservare con cura: nel 2027, vedrete, si celebreranno i cinquant’anni dall’uscita di “God save the Queen”...
(Franco Zanetti) Tracklist:

Disco 1: Studio tracks & early demos.
1. “Holidays in the sun”
2. “Bodies”
3. “No feelings”
4. “Liar”
5. “God save the Queen”
6. “Problems”
7. “Seventeen”
8. “Anarchy in the UK”
9. “Submission”
10. “Pretty vacant”
11. “New York”
12. “EMI”
13. “I wanna be me”
14. “No feeling (A&M)”.
15. “Did you no wrong”
16. “No fun (unedited)”
17. “Satellite”
18. “Problems”
19. “Pretty vacant”
20. “No feelings”

Disco 2: Demos & rarities.
1. “Pretty vacant”
2. “Submission”
3. “Anarchy in the UK”
4. “Substitute”
5. “(Don’t give me) No lip”
6. “(I’m not your) Stepping stone”
7. “Johnny B Goode”
8. “Road runner”
9. “Watcha gonna do about it?”
10. “Through my eyes”
11. “Anarchy in the UK”
12. “No feelings (instrumental)”
13. “No future (God save the Queen)”
14. “Liar”
15. “Problems”
16. “New York”
17. “God save the Queen”
18. “Satellite”
19. “EMI”
20. “Seventeen”
21. “No feelings”
22. “Submission (version #1)”

Disco 3 - Live at Screen on the Green ‘76, plus live rarities
1. “Anarchy in the UK”
2. “I wanna be me”
3. “Seventeen”
4. “New York”
5. “(Don’t give me) No lip”
6. “(I’m not your) Stepping stone”
7. “Satellite”
8. “Submission”
9. “Liar”
10. “No feelings”
11. “Substitute”
12. “Pretty vacant”
13. “Problems”
14. “Did you no wrong”
15. “No fun”
16. “Understanding”
17. “Flowers of romance #1”
18. “Flowers... #2”
19. “Belsen was a gas”
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