«LE COSE DA DIFENDERE - Nek» la recensione di Rockol

Nek - LE COSE DA DIFENDERE - la recensione

Recensione del 10 giu 2002

La recensione

Da una parte della barricata c’è il “vecchio” Nek, tutto dolcepop, gorgheggi e lustrini.
Bel lavoro il suo, per carità, produzione ineccepibile, i brani in scaletta ci stanno proprio bene, e questo è un album costruito al millimetro per funzionare: la produzione è la stessa della Pausini - che si dica quello che si vuole, ma di sicuro è una che in fatto di successi la sa lunga. Le rime hanno quel giusto non so che, quel modo furbo e ineffabile di avvicinarsi all’ultrasentito cuore/amore e poi di schivarlo all’ultimo, per non cadere troppo nel banale: del resto se ne occupa Cheope, guarda caso paroliere della Pausini. Le canzoni in sé sono a posto: nessun problema, dall’azzeccato duetto - indovinate un po’ - con la Pausini in “Sei solo tu” all’altrettanto azzeccato duetto con il misconosciuto artista italoinglese Dante Thomas in “Cielo e terra”, proposta addirittura in due versioni.
Il tutto è talmente ben congegnato che vien da dire: mai titolo per un album fu più giusto di “Le cose da difendere”, cose che sono poi quelle di Nek. Sono quel modo, che è suo e di troppi altri (da troppi anni) in Italia, di far musica e canzoni. Senza distaccarsi dagli schemi e della tradizione, inseguendo il successo ed evitando il rischio il più possibile. In questo quadro di totale prevedibilità i brani migliori (facilmente individuabili) sono il già citato “Cielo e terra”, la battistiana “Labirinto” e poi le aperture soul di “E’ la mia natura” e dai, in fondo anche il pezzo che dà il titolo all’album: tutto esattamente come da copione, con il resto delle canzoni a far da contorno, e la frasetta di rito “Nek si conferma comunque una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano”.
Se non fosse.
Se non fosse che dall’altra parte della barricata – da “questa” o “quella” a seconda di come la guardiate, c’è una canzone che si stacca, svetta, brilla sulle altre come un faro nella notte. E l’ha scritta Nek, tutta da solo. E’ la settima traccia e si intitola “Tutto di te”: è un brano simile a un continuum dal punto di vista musicale, in cui le parole si inseguono ad anello, come in una filastrocca, senza rispettare la metrica, e sono belle nonostante questo, belle proprio per questo. Qui Nek indovina pure le parole, e scrive – e canta – “Vorrei non fermarmi di baciarti/ e farlo ore ed ore senza far rumore” fregandosene della grammatica, e poi diventa persino sexy quando dice “E svegliarmi la mattina/ per vederti nuda lì in cucina bambolina” in un modo che sembra Zucchero o Vasco e non Nek, e considerato che quando si parla di sesso loro sono i maestri questo è un gran complimento.
Bella sorpresa insomma, questa canzone piccola, messa lì in mezzo alle altre quasi per caso, che la senti e dici “non me l’aspettavo!”, e poi ti chiedi: ne farà altre così? Gli riusciranno? E poi pensi, se non succede pazienza, intanto grazie per questa, grazie sul serio, sai.


(Paola Maraone)
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