«BUNKKA - Dj Paul Oakenfold» la recensione di Rockol

Dj Paul Oakenfold - BUNKKA - la recensione

Recensione del 28 ago 2002

La recensione

Da tempo il DJ non è più “un pirla che mette su i dischi” (se la memoria non mi tradisce, la sintetica definizione è di Nanni Svampa), ma è ormai acclamato come la nuova figura di riferimento per capire in quale direzione sta andando la musica. Il che significa anche che l’armamentario tecnologico e il modo di operare tipici della dance sono diventati uno dei linguaggi più diffusi della musica pop. Logico quindi che un peso massimo del settore come Paul Oakenfold punti chiaramente a farsi ascoltare dal pubblico più vasto possibile con “Bunkka”. E’ un po’ sgradevole però che tutta l’operazione venga presentata come un ritorno alle radici, un disco in cui il DJ dà corpo finalmente al “suo personale paesaggio e la sua visione musicale” (come recitano le note della cartella stampa) dopo essersi guadagnato una reputazione invidiabile a colpi di session in club celebri, remix e produzioni di lusso (dagli Happy Mondays quando erano gli eroi di Madchester fino a Madonna e agli U2). Insomma, un po’ come dire: fino ad ora abbiamo scherzato, abbiamo chiacchierato tanto della rivoluzione musicale fatta dai DJ, ma in fondo quello che ci è sempre interessato è la cara, vecchia canzonetta, anche se agghindata in linea con i dettami della dance intelligente. Una questione tutto sommato secondaria, d’accordo. Il fatto è che “Bunkka” si affida a un copione ormai risaputo: i pezzi di Oakenfold vengono interpretati da voci diverse, che coprono varie aree di genere. Si va da Asher D dei So Solid Crew nella arrembante “Ready steady go” alla coppia Nelly Furtado/Tricky in “The harder they come”, da Ice Cube (“Get em up”) a Perry Farrell (“Time of your life”). C’è anche lo scrittore Hunter S. Thompson, quello di “Paura e delirio a Las Vegas” a parlare sulla base di “Nixon’s spirit”. Il tutto è assemblato con la maestria che ci si può aspettare da uno dei maggiori produttori e remixer in circolazione, ma l’effetto finale lascia l’impressione del compito diligente o poco più. Tutti i pezzi sono perfetti per realizzare clip da heavy rotation televisiva, di quelli simili agli spot pubblicitari. Oppure potrebbero accompagnare spot pubblicitari “di tendenza”, quelli che assomigliano ai clip musicali. Non manca nemmeno il pezzo basato su un successo del passato: “Starry eyed surprise” riprende l’arpeggio di “Everybody’s talkin’”, il celebre tema di “Un uomo da marciapiede”, per fare da tappeto al rap di Shifty Shellshock dei Crazy Town. Fred Neil, l’autore del pezzo originale viene indicato nei crediti mentre curiosamente per “Motion” non si fa alcun cenno a Mike Oldfield, nonostante nel brano faccia capolino il celebre frammento di “Tubular Bells” usato nella colonna sonora di “L’esorcista”. Forse gli avvocati (figure che hanno beneficiato molto del trionfo della DJ culture) hanno già sistemato tutto, oppure arriverà l’immancabile causa con possibile codazzo polemico. Insomma, in “Bunkka” c’è più o meno tutto l’immaginario del pop trendy di questi anni, ma rischia di non essere più abbastanza.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. Ready steady go
02. Southern sun
03. Time of your life
04. Hypnotised
05. Zoo York
06. Nixon’s spirit
07. Hold your hand
08. Starry eyed surprise
09. Get em up
10. Motion
11. The harder they come
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