«MY RIDE'S HERE - Warren Zevon» la recensione di Rockol

Warren Zevon - MY RIDE'S HERE - la recensione

Recensione del 26 ago 2002

La recensione

Nel rock ci sono numerosi personaggi a cui si può applicare la famosa definizione “Beautiful losers”. Warren Zevon è sicuramente uno di questi: ha in curriculum qualche hit (“Werewolves of London” su tutte, ma anche quella "Poor poor pitiful me” portata al successo da Linda Ronstad) e una lista impressionante di collaborazioni e ospiti sui suoi dischi (da Jackson Browne che lo produsse agli esordi, a Springsteen, Dylan, Young, i R.E.M….). Ma ha sempre scelto una posizione defilata, lontano dai riflettori. In fin dei conti questa è la condizione essenziale per uno come lui, dissacrante per definizione: guardare le cose da non troppo vicino, per meglio poterle mettere in ridicolo.
Questo nuovo “My ride is here”, undicesimo disco di studio, ripete il trucco: solide canzoni rock, caustica ironia, un suono secco e asciutto, una voce tagliente come una lama. Nulla di nuovo, insomma, se non il “concept” del disco: una collaborazione sui testi scritti a quattro mani con diversi scrittori tra cui Hunter S. Thompson ( “Paura e delirio a Las Vegas”), Carl Hiaasen (che aveva già lavorato con Zevon in passato) e il giornalista sportivo Mitch Albom (co autore – e come potrebbe essere altrimenti- di “Hit somebody! (The hockey song)”. Titoli come “Sei una persona davvero diversa quando sei spaventata” o frasi come “Albert Einstein era un donnaiolo/mentre stava lavorando al suo teorema universale/si dava da fare come Charlie Sheen/era un genio” (“Genius”) rendono bene l’idea dello stile narrativo di Zevon. Quanto alla musica, i brani più rock, come l’iniziale uno-due di “Sacrificial Lambs” e “Basket case”, rimandano ai dischi del periodo ’70-’80. Elemento di novità sono invece i riferimenti celtici di “Lord Byron’s luggage” e “Macgillycuddy’s reels”. Anche se il capolavoro rimane proprio “Genius”, una sorta di ballata irregolare sostenuta da un quartetto d’archi bello e inquietante.
Nulla di nuovo sotto il sole, quindi: “My ride’s here” è un bel disco. Un’ottima occasione per scoprire questo strano personaggio, se non lo conoscete; se invece avete apprezzato dischi il suo lavoro in passato, qua c’è di che continuare il divertimento.

(Gianni Sibilla).

TRACKLIST

04. Macgillycuddy’s reels
05. You’re a whole differente person when you’re scared
07. Genius
10. My ride is here
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